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	<title>Caffè Sarajevo &#187; recensioni</title>
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	<description>Cultura e attualità dell\'est europeo</description>
	<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 10:43:53 +0000</pubDate>
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			<title>Caffè Sarajevo</title>
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		<title>The Hunting Party: caccia alla Volpe balcanica.</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 17:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Anania</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Taglio basso]]></category>

		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle sale l’ultimo film con Richard Gere, reporter indipendente che in solo due giorni scova il boia di Srebrenica coperto, nella pellicola, da Nazioni Unite e Cia.
Come sono cattivi i serbo bosniaci raccontati in The Hunting Party, l’ultimo film di Richard Shepard! La storia è ispirata ad un fatto di cronaca del 2000 quando tre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Nelle sale l’ultimo film con Richard Gere, reporter indipendente che in solo due giorni scova il boia di Srebrenica coperto, nella pellicola, da Nazioni Unite e Cia.<span id="more-86"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><strong>Come sono cattivi i serbo bosniaci raccontati in <em>The Hunting Party</em>, l’ultimo film di Richard Shepard!</strong> La storia è ispirata ad un fatto di cronaca del 2000 quando tre reporter americani si misero sulle tracce del criminale di guerra Radovan<span> </span>Karadzic; per lui l&#8217; Interpol ha emesso un mandato per crimini contro l&#8217;umanità, la vita e la salute pubblica, genocidio, ed altre cosine poco carine. Uno dei boia più spietati dell’ultimo conflitto in Bosnia Herzegovina (BiH) insieme all’altro latitante di lusso Ratko Mladic. Come nella realtà anche nel film sul criminale –chiamato nella finzione la Volpe- c’è una taglia di 5 milioni di $ ed è sorprendente la somiglianza dell’attore allo stesso Karadzic. Nella pellicola –per lo più girata nell’affascinante e martoriata Sarajevo- i toni diventano cupi quando i protagonisti si inoltrano nella <em>cattiva</em> Republika Srpska, l&#8217;entità serba della BiH. Dispiace vedere come Shepard dipinga tutti i serbi di Bosnia come favoreggiatori di criminali di guerra, avvolti di una rozzezza montanara alimentata dall’intramontabile odio interetnico. La storia è fin troppo romanzata ed il rancore privato del protagonista trasforma le motivazioni dell&#8217;impresa –intervistare la Volpe- nell&#8217;ennesima vendetta personale, un cliché made Usa che rovina un pò l’idea di raccontare questa storia. Non manca in ciò dell’ironia, con continui richiami a scene topiche di <em>The Delta Force</em> con il barbuto Chuck Norris in versione Rambo serie B.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><strong><em>The Hunting Party</em> ha però alcuni punti a suo favore che fanno pendere la bilancia sull’indice: andatelo a vedere!</strong> Nella sua maniera hollywoodiana il film vuole essere una denuncia severa, sempre utile per ricordare fatti così vicini nel tempo, ma così lontani nella mente dei più. Sotto accusa i servizi segreti americani. In solo due giorni i tre giornalisti protagonisti riescono a trovare uno dei principali criminali di guerra dei Balcani, compito volutamente fallito dalla politica internazionale fino ad oggi –la guerra in BiH è finita nel 1995. I tre vengono scambiati per agenti dell’<em>intelligence</em> americana, che alla fine li salverà lasciando scappare la Volpe ormai braccata. <strong>Anche le Nazioni Unite sono messe sotto accusa per le complicità avute nei Balcani con massacri come quello di <a href="http://caffesarajevo.amisnet.org/2007/10/04/caffe-sarajevo-reportage-da-srebrenica/">Srebrenica</a>.</strong> Questo sperduto paese bosniaco dal 1993 era stato dichiarato dal Consiglio di sicurezza del Palazzo di Vetro <em>UN safe area</em> ed era popolato per il 75% da bosniacchi –mussulmani di Bosnia. Complice anche questa decisione, Srebrenica divenne un centro di accoglienza di molti sfollati islamici di buona parte della BiH, una enclave a pochi chilometri dal fiume Drina, che ieri come oggi segna il confine con la Serbia. Fino al 1995 Srebrenica contava almeno 30.000 abitanti, oggi sono appena 5.000. L’undici luglio 1995 quasi tutti i maschi sopra i 14 anni furono trucidati; le donne deportate e abusate dalle truppe serbo bosniache. Il tutto avvenne sotto gli occhi chiusi della comunità internazionale mentre il contingente olandese delle Nazioni Unite posto in difesa della regione barattava la propria incolumità con l’entrata a Srebrenica delle truppe di Mladic e Karadzic. Il film ha il merito di ricordarlo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><strong>Per chiudere sui pregi del film, assolutamente degno di nota è il personaggio interpretato da Richard Gere, Hunting,</strong> un reporter di guerra con tanti conflitti alle spalle ma che non ha retto alle atroci balcaniche. Hunting, completamente impazzito in diretta durante il report da Srebrenica, ha buttato al vento una brillante carriera per restare a cercare i motivi di tanto dolore, arrabattandosi per sopravvivere in improbabili corrispondenze per le televisioni più <em>sgrause</em> del mondo. In bolletta fisso, ruba e raggira senza il minimo scrupolo!<span> </span>Il suo personaggio è veramente ben costruito, in lui c’è un realismo inquietante: non è difficile infatti trovare queste <em>simpatiche canaglie</em> a bere rakija nei tanti caffè all’aperto della Bosnia; che cerchino di placare un dolore offeso dall’impunità dei colpevoli?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><!--more--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Qeusto articolo è stato pubblicato nel numero del mese di maggio del mensile <a href="http://www.altrapagina.it/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.altrapagina.it');">L&#8217;Altrapagina</a></p>
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		<title>Storie balcaniche di dolore e amicizia</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 11:18:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Tragedia e farsa convivono nell&#8217;ultimo romanzo del croato Drazan Gunjaca, «Buona notte, amici miei», pubblicato dalle edizioni Fara. Ripubblichiamo il pezzo di Francesco Mazzetta uscito su Il Manifesto del 6 marzo 2008.
Che siano romanzi, racconti o opere teatrali, i libri di Drazan Gunjaca (nella foto), ex ufficiale della marina militare jugoslava e ora avvocato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tragedia e farsa convivono nell&#8217;ultimo romanzo del croato <strong>Drazan Gunjaca</strong>, «Buona notte, amici miei», pubblicato dalle edizioni Fara. Ripubblichiamo il pezzo di <em>Francesco Mazzetta </em>uscito su <a href="http://www.ilmanifesto.it/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.ilmanifesto.it');">Il Manifesto </a>del 6 marzo 2008.<span id="more-65"></span></p>
<p>Che siano romanzi, racconti o opere teatrali, i libri di Drazan Gunjaca (nella foto), ex ufficiale della marina militare jugoslava e ora avvocato e scrittore croato hanno precise caratteristiche in comune: i temi - l&#8217;ultima guerra balcanica e la drammatica frattura che essa ha procurato nei legami sociali e nell&#8217;intimo stesso degli animi - ma più ancora il registro stilistico, che è al tempo stesso di tragedia e di farsa. Se la tragedia riflette ovviamente gli eventi descritti o evocati, il registro farsesco è meno scontato e si esprime attraverso seriose discussioni e/o divagazioni, palesemente iper-letterarie, che sembrano voler razionalizzare il dolore dell&#8217;esistente.<br />
Nell&#8217;ultimo romanzo di Gunjaca, Buona notte, amici miei, pubblicato da Fara (pp. 303, euro 15) la guerra balcanica rimane sullo sfondo, ma non di meno è il motore propulsivo della vicenda. Ne sono protagonisti Mario, ex ufficiale della marina jugoslava e poi combattente tra le file croate fino alla condizione attuale di pensionato di guerra grazie alle ferite riportate, e i suoi amici di Pola, in particolare Fabio che, a differenza di Mario, non ha fatto la guerra. L&#8217;amicizia tra i due è però tanto forte che quando l&#8217;ha saputo ferito si è spinto fino al fronte per assisterlo nell&#8217;ospedale militare. Anche a guerra finita, Fabio continua a preoccuparsi per il suo amico, molto depresso per tante perdite, e in particolare per quella della moglie serba che, allo scoppio della guerra, se n&#8217;è andata con i due figli in Australia senza più far ritorno. Particolarmente comico, a questo proposito, è l&#8217;incontro di Mario con l&#8217;ex amante Helena che constata - con caustiche razionalizzazioni che il diretto interessato non si sogna di confutare - come l&#8217;ardore sessuale di lui, prorompente quando il loro rapporto era da tener nascosto, si sia spento ora che esso potrebbe essere vissuto apertamente.<br />
E Mario langue tra il bar di Hrvoje e le discussioni svogliate con gli amici, letti freddi e vuoti, antidepressivi e funerali in cui si commemora il defunto con colossali sbronze e canzoni patriottiche. A salvarlo, stavolta da se stesso, è di nuovo Fabio, che lo coinvolge nella realizzazione del suo libro e nella creazione della casa editrice che lo pubblicherà. Non solo: scoprendo che Mario non ha mai spedito le lettere che ha scritto alla moglie lontana - e che scandiscono il ritmo della narrazione - si mette in contatto con lei e la convince a tornare, raccontandole che Mario ha un tumore da cui in realtà è lui stesso affetto. È proprio la malattia terminale di Fabio a salvare alla fine Mario dalla depressione, e anche a ricomporre in qualche modo i pezzi di «una &#8220;generazione persa&#8221; - ma non in quello stile parigino, elegante e nobile degli anni Venti e Trenta del secolo scorso»: tutti i suoi amici (veri o finti croati e serbi) finalmente riuniti, anche se col collante del dolore e della malattia, per portare a compimento il suo progetto editoriale.<br />
La conclusione del romanzo chiarisce dunque l&#8217;apparente ambiguità del titolo: quella balcanica può anche essere una notte buia e dolorosa dove i politici nuovi, come quelli vecchi, sono intenti a inseguire derive più o meno ideologiche di potere passando come schiacciasassi sulla vita delle persone, mentre l&#8217;Europa è vista contemporaneamente come desiderabile traguardo e insensibile organismo alieno. Ma se è possibile un barlume di luce, esso viene dai legami, prima di tutto di amicizia e reciproca comprensione, tra persone così uguali eppure così divise dalle traversie della storia come la gente, non importa di quale etnia, che oggi abita i Balcani.</p>
<p><em>Francesco Mazzetta </em></p>
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		<title>Autori oltre l’Adriatico. La penna allo specchio di Miljenko Jergovic.</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 15:37:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Anania</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La letteratura balcanica gode della stessa fortuna delle notizie che riguardono l&#8217;area: nessuna visibilità! Lanciamo una proposta ai nostri lettori: mandateci recensioni di autori dell&#8217;est! Intanto cominciamo con Miljenko Jergovic, uno degli scrittori più noti dell&#8217;ex-Jugo.
È di per sé molto faticoso trovare notizie fresche riguardo ai fatti dell’altra sponda dell’Adriatico, quando poi si parla di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Times New Roman">La letteratura balcanica gode della stessa fortuna delle notizie che riguardono l&#8217;area: nessuna visibilità! <strong>Lanciamo una proposta ai nostri lettori</strong>: mandateci recensioni di autori dell&#8217;est! Intanto cominciamo con Miljenko Jergovic, uno degli scrittori più noti dell&#8217;ex-Jugo.<span id="more-63"></span></font></p>
<p><font face="Times New Roman">È di per sé molto faticoso trovare notizie <em>fresche</em> riguardo ai fatti dell’altra sponda dell’Adriatico, quando poi si parla di cultura quel lembo di mare si trasforma in una voragine che inghiotte buona parte dell’esperienze più importanti. In questo abisso giace il contributo della nuova generazione di scrittori dell’est, vero e proprio argomento di nicchia nel nostro paese. Peccato! perché la sensibilità e lo stile di alcuni autori potrebbero far breccia in tutta Europa, Italia compresa, se solo fossero semplicemente tradotti. Questa fortuna tocca a pochi e sparuti scrittori contemporanei, che con la loro bravura tengono comunque alta la grande tradizione della letteratura balcanica anche agli occhi di chi non conosce la loro lingua madre. Uno su tutti Miljenko Jergovic, una delle voci più conosciute della letteratura bosniaca di oggi. Originario di Sarajevo, è stato costretto dalla guerra ad abbandonarla per rifugiarsi a Zagabria, dove vive dal 1994. I suoi scritti – tra i più famosi <em>Le Marlboro di Sarajevo, I Karavan </em>e<em> Mama Leone</em>- sono testimonianze della guerra, come poemi della nostalgia. Autobiografie mancate di riflessi della sua variegata personalità. A Jergovic –che rievoca in alcuni il conterraneo nobel Ivo Andric- interessa il racconto delle storie; la sua è una trasposizione di tutto ciò che è “oralità”, una narrazione di voci.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">Jergovic è giornalista e narratore, scrive della memoria e della nostalgia aggrappandosi ad un ricordo, raccontarlo per non perderlo, cercando di sottrarlo all&#8217;oblio a cui la storia sembra destinarlo. Il ricordo che rafforza l’identità, specialmente in circostanze tanto traumatiche come la guerra. Ma cosa cercano i suoi personaggi? La pace, la memoria, un’identità? Alcuni forse solo di crescere con meno dolore possibile, altri di sopravvivere a quello che stanno vivendo. Infondo, non è proprio questo che ci accomuna? È possibile leggere i suoi libri in italiano grazie alle edizioni <a href="http://www.librischeiwiller.it/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.librischeiwiller.it');">libri Scheiwiller</a>.</font></p>
<p>Questo articolo è stato pubblicato sul numero del mese di marzo 2008 del mensile <a href="http://www.altrapagina.it/ingrandimento_articolo.php?ID_Articolo=1827&amp;Categoria1_Click=&amp;ID_Cat_Art_1=&amp;ID_Cat_Art_2=&amp;tit=La%20penna%20allo%20specchio" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.altrapagina.it');">L&#8217;Altrapagina</a></p>
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