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	<title>Caffè Sarajevo &#187; il programma radio</title>
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	<description>Cultura e attualità dell\'est europeo</description>
	<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 09:10:08 +0000</pubDate>
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		<itunes:subtitle>Caffe' Sarajevo e' blog e trasmissione radio di 20 minuti, dove raccogliere e diffondere opinioni e commenti sui Balcani in particolare, e sull'est europeo in generale.

La trasmissione radio funziona come una specie di cellula dormiente che si attiv...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Caffe' Sarajevo e' blog e trasmissione radio di 20 minuti, dove raccogliere e diffondere opinioni e commenti sui Balcani in particolare, e sull'est europeo in generale.

La trasmissione radio funziona come una specie di cellula dormiente che si attiva quando riesce a catalizare argomenti e risorse; si rivolge a chiunque abbia interesse per la cultura e l'attualita' dell'est europeo, senza che necessariamente sia un conoscitore delle varie vicende.

Il blog e' concepito come un luogo per parlare ed ascoltare della cultura, dei fatti di attualita' e delle opinioni dell'est europeo. Dagli stati che sono giagrave; dentro l'Unione Europea, quelli candidati, i "dimenticati" dal processo di integrazione e oltre. 
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			<title>Caffè Sarajevo</title>
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		<title>Puzzle Balcanico. Speciale status del Kosovo</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2008 14:28:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Anania</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Uno speciale radio per cercare di capire gli interessi che premono da circa un decennio per l’indipendenza della regione serba a maggioranza albanese. 
La regione del Kosovo e Metohija sta concludendo la sua lunga marcia verso la secessione. Questa remota ed arretrata provincia meridionale della Serbia, tanto cara a Belgrado, che dal 1999 tutti conoscono per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">Uno speciale radio per cercare di capire gli interessi che premono da circa un decennio per l’indipendenza della regione serba a maggioranza albanese. <span id="more-50"></span></p>
<p>La regione del Kosovo e Metohija sta concludendo la sua lunga marcia verso la secessione. Questa remota ed arretrata provincia meridionale della Serbia, tanto cara a Belgrado, che dal 1999 tutti conoscono per la “guerra umanitaria” ingaggiata dalla NATO è destinata a diventare uno stato a sé. Troppo forti per Washington le ragioni della maggioranza albanese (il 95%) per non sostenerle e garantire un via libera incondizionato all’indipendenza. Già, ma quali sono queste ragioni? This is the question!<br />
<strong>L&#8217;irredentismo kosovaro ha una lunga tradizione</strong> e già prima della guerra del 1999 la separazione era sostenuta da due questioni: la prima etnica e l’altra di sicurezza, per salvare la popolazione dalla prepotenza di Belgrado. Oggi, senza dubbio, l’ingerenza dell’esercito serbo non rappresenta più quella minaccia terribile dell’era Miloševic e la divisione per motivi etnici rimane la ragione ufficiale.</p>
<p>A priori, riconoscendo pure l’autodeterminazione dei popoli come principio generale, non si può ignorare che <strong>con la separazione unilaterale del Kosovo dalla Serbia siamo davanti ad un capolavoro del disprezzo del diritto internazionale</strong>. Ciò che ha ribadito la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, cioè la sovranità della Serbia sul Kosovo e Metohija è stato completamente ignorato dalle cancellerie occidentali e dalle forze atlantiche legittimate ad essere in Kosovo proprio dal Palazzo di Vetro. <strong>Pura distorsione diplomatica costruita sull’asse Bruxelles-Washington.</strong></p>
<p>Forse l’unica vera motivazione che “legittima” l&#8217;indipendenza è che <strong>il Kosovo per gli States è una gallina dalle uova d’ora</strong>. Sono gli Usa che nell’ultimo decennio hanno premuto con particolare insistenza per la secessione, guidati dalla stessa ostinazione con cui decisero la guerra umanitaria del 1999 –trovando in Massimo D’Alema, primo ministro nel 1999, un alleato di ferro, ieri come oggi. Dopo la forzatura dei bombardamenti umanitari NATO, Washington riprendeva in mano il controllo del Patto Atlantico mettendo sotto scacco il debole tentativo europeo di avere un’Alleanza dove l’egemonia americana fosse in discussione. Il Kosovo segna l&#8217;ideale morte della NATO come forza difensiva e l&#8217;inizio dell&#8217;engagement offensivo del Patto Atlantico voluto con insistenza dagli americani. Oggi, in più, l’esercito a stelle e strisce ha un’altra ottima contropartita per appoggiare i separatisti del Kosovo: <strong>Camp Bondsteel</strong>, la più grande base militare degli Usa Army in territorio europeo, sita ad Uroševac nel sud del Kosovo proprio nel mezzo del <em>Corridoio n. 8</em>, un progetto che prevede la costruzione del più lungo oleodotto nella storia d’Europa, di un gasdotto e di bretelle di comunicazione stradali e ferroviarie dal Mar Nero all’Adriatico attraverso Bulgaria, Macedonia e Albania -l’Italia è la nazione capo-commessa con la partecipazione dell’ENI. Dopo l&#8217;indipendenza, Camp Bondsteel tutt’insieme si ritrova in un nuovo stato indipendente che presto chiederà di entrare nell’Unione Europea e che già utilizza l’euro come moneta ufficiale. Senza contare il fatto di irritare l’eterno nemico russo e di trovarsi nel mezzo del territorio che la criminalità internazionale utilizza come filtro tra occidente ed oriente per il traffico mondiale di essere umani, armi ed eroina –mercato mai tanto florido come dall’inizio dell’operazione sempre NATO enduring freedom in Afghanistan. Una manna!</p>
<p>Vai all&#8217;articolo di Lorenzo Anania pubblicato dal nel numero di febbraio 2008 del mensile <a href="http://www.altrapagina.it/ingrandimento_articolo.php?ID_Articolo=1795&amp;Categoria1_Click=&amp;ID_Cat_Art_1=&amp;ID_Cat_Art_2=&amp;tit=Puzzle%20balcanico" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.altrapagina.it');">L&#8217;Altrapagina  </a></p>
<p><!--more--></p>
<p><strong>  Ospiti di questa trasmissione:</strong></p>
<p><strong>Tommaso Di Francesco</strong>, Il Manifesto</p>
<p><strong>Paolo Quercia</strong>, Limes</p>
<p><strong>Ivo Guciavic</strong>, freelance bosniaco collaboratore di Caffè Sarajevo</p>
<p><strong>Andrea Foschi,</strong> freelance italiano collaboratore di Caffè Sarajevo</p>
<p><em>Foto di Giulia Razzauti: Kosovo, nord Mitrovica, dicembre 2007: truppe EuForc pattugliano le montagne</em></p>
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		<title>Serbia al voto, Kosovo sempre più lontano</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2008 17:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Anania</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Domenica il ballottagio per le presidenziali in Serbia. Il Kosovo è sempre al centro della campagna elettorale, ma chiunque vinca non potrà impedire un&#8217;indipendenza che ormai è questione di quando, non di se. Da Serajevo la nota a cura di Ivo Guciavic, freelance collaboratore di AMISnet.
Abbiamo chiesto a Ivo Guciavic quanto per lui il risulatato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica il ballottagio per le presidenziali in Serbia. Il Kosovo è sempre al centro della campagna elettorale, ma chiunque vinca non potrà impedire un&#8217;indipendenza che ormai è questione di quando, non di se. Da Serajevo la nota a cura di Ivo Guciavic, freelance collaboratore di AMISnet.</p>
<p><span id="more-46"></span>Abbiamo chiesto a Ivo Guciavic quanto per lui il risulatato delle elezioni in Serbia potrà influenzare sul futuro status della regione sotto controllo UN-NATO.</p>
<p>&#8220;<strong>Penso che non ci saranno differenze, la situazione sarà la stessa chiunque vinca. La Serbia non acceterà mai l&#8217;indipendenza del Kosovo, ma escluderei che si possa arrivare ad uno scontro armato</strong>.</p>
<p>Neanche la Bosnia riconoscerà l&#8217;indipendenza del Kosovo. Infatti per poterlo fare è necessario un accordo di entrambe le entità della Bosnia e Herzegovina: la Federazione e la Repubblica Srpska. Milorad Dodik, il primo ministro della RS, ha dichiarato che mai riconoscerà l&#8217;indipendenza del Kosovo.</p>
<p><strong>In tutti i casi non penso che il risultato delle elezioni in Serbia cambierà qualcosa rispetto all&#8217;evoluzione della situazione in Kosovo</strong>. Chiunque vinca tra Tomislav Nikolic o Boris Tadic, lo scenario sarà lo stesso. L&#8217;unica differenza sarà sulla percezione di questo rifiuto da parte dell&#8217;Unione Europea. Se vincerà il moderato Tadic, la serbia potrebbe ancora firmare l&#8217;accordo preliminare per l&#8217;entrata nell&#8217;Ue, se fosse Nikolic a essere eletto presidente sarà molto più difficile che questo avvenga in tempi brevi, almeno fino a quando Bruxelles insisterà a riconoscere il Kosovo come stato indipendente.&#8221;</p>
<p><em>(foto di GIULIA RAZZAUTI / illustra LUBOMIR, SERBO DI BJELO POLJE, MENTRE INDICA LA TOMBA DELLA MADRE DISTRUTTA DAGLI ALBANESI NEL 2004) </em></p>
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		<itunes:summary>Domenica il ballottagio per le presidenziali in Serbia. Il Kosovo egrave; sempre al centro della campagna elettorale, ma chiunque vinca non potragrave; impedire un'indipendenza che ormai egrave; questione di quando, non di se. Da Serajevo la nota a cura di Ivo Guciavic, freelance collaboratore di AMISnet.

Abbiamo chiesto a Ivo Guciavic quanto per lui il risulatato delle elezioni in Serbia potragrave; influenzare sul futuro status della regione sotto controllo UN-NATO.

"Penso che non ci saranno differenze, la situazione saragrave; la stessa chiunque vinca. La Serbia non acceteragrave; mai l'indipendenza del Kosovo, ma escluderei che si possa arrivare ad uno scontro armato.

Neanche la Bosnia riconosceragrave; l'indipendenza del Kosovo. Infatti per poterlo fare egrave; necessario un accordo di entrambe le entitagrave; della Bosnia e Herzegovina: la Federazione e la Repubblica Srpska. Milorad Dodik, il primo ministro della RS, ha dichiarato che mai riconosceragrave; l'indipendenza del Kosovo.

In tutti i casi non penso che il risultato delle elezioni in Serbia cambieragrave; qualcosa rispetto all'evoluzione della situazione in Kosovo. Chiunque vinca tra Tomislav Nikolic o Boris Tadic, lo scenario saragrave; lo stesso. L'unica differenza saragrave; sulla percezione di questo rifiuto da parte dell'Unione Europea. Se vinceragrave; il moderato Tadic, la serbia potrebbe ancora firmare l'accordo preliminare per l'entrata nell'Ue, se fosse Nikolic a essere eletto presidente saragrave; molto piugrave; difficile che questo avvenga in tempi brevi, almeno fino a quando Bruxelles insisteragrave; a riconoscere il Kosovo come stato indipendente."

(foto di GIULIA RAZZAUTI / illustra LUBOMIR, SERBO DI BJELO POLJE, MENTRE INDICA LA TOMBA DELLA MADRE DISTRUTTA DAGLI ALBANESI NEL 2004) </itunes:summary>
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		<title>Mediterraneo: esiste lo scontro di civiltà?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 17:32:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Anania</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ Pubblichiamo l&#8217;intervento audio integrale di Michele Nardelli, giornalista dell&#8217;Osservatorio Balcani, nel contesto di Medlink che si è svolto a metà dicembre 2007 a Roma. Consigliato a chi si voglia addentrare nella lunga storia balcanica.
Quando parliamo di crisi di civiltà si fa riferimento alla generale incapacità di trovare risposte ai problemi che riguardano la convivenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Pubblichiamo l&#8217;intervento audio integrale di Michele Nardelli, giornalista dell&#8217;Osservatorio Balcani, nel contesto di <a href="http://scirocco.amisnet.org/2007/12/15/medlink-lalternativa-di-civilta/">Medlink</a> che si è svolto a metà dicembre 2007 a Roma. Consigliato a chi si voglia addentrare nella lunga storia balcanica.<span id="more-43"></span></p>
<p>Quando parliamo di <strong>crisi di civiltà</strong> si fa riferimento alla generale incapacità di trovare risposte ai problemi che riguardano la convivenza umana, di fronte a cambiamenti sconvolgenti, nei patrimoni delle rispettive culture, storie, tradizioni e politiche. Quale esempio migliore dei Balcani percapire la complessità culturale mediterranea?</p>
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		<itunes:summary>Pubblichiamo l'intervento audio integrale di Michele Nardelli, giornalista dell'Osservatorio Balcani, nel contesto di Medlink che si egrave; svolto a metagrave; dicembre 2007 a Roma. Consigliato a chi si voglia addentrare nella lunga storia balcanica.

Quando parliamo di crisi di civiltagrave; si fa riferimento alla generale incapacitagrave; di trovare risposte ai problemi che riguardano la convivenza umana, di fronte a cambiamenti sconvolgenti, nei patrimoni delle rispettive culture, storie, tradizioni e politiche. Quale esempio migliore dei Balcani percapire la complessitagrave; culturale mediterranea?</itunes:summary>
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		<title>Cattive memorie</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2007 16:53:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Anania</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Oggi Caffè Sarajevo ritorna ad occuparsi di memorie perdute dei Balcani; con i nostri ospiti parleremo di come l&#8217;assenza di una visione condivisa del passato sia spesso voluta per creare il presupposto di nuovi conflitti. Perché sì, non dimentichiamo che tra la negazione di una memoria collettivamente elaborata e il periodico  ripresentarsi delle guerre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi Caffè Sarajevo ritorna ad occuparsi di memorie perdute dei Balcani; con i nostri ospiti parleremo di come l&#8217;assenza di una visione condivisa del passato sia spesso voluta per creare il presupposto di nuovi conflitti. Perché sì, non dimentichiamo che tra la negazione di una memoria collettivamente elaborata e il periodico  ripresentarsi delle guerre esiste una strettissima relazione.<span id="more-21"></span></p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left">Lo spunto di oggi parte dal convegno organizzato dall&#8217;<a href="http://www.osservatoriobalcani.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.osservatoriobalcani.org');">Osservatorio sui Balcani</a> i primi di novembre del 2007, dal titolo: &#8220;<a href="http://www.osservatoriobalcani.org/convegno2007" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.osservatoriobalcani.org');">Cattive memorie</a>. Luoghi, simboli e narrazioni delle guerre nei Balcani&#8221;. Metteremo poi la lente d&#8217;ingrandimento su quanto i media siano riusciti a manipolare le informazioni e costruire &#8220;false memorie&#8221;. In chiusura un piccolo suggerimento letterario.</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Gli ospiti della terza puntata di Caffè Sarajevo</strong>:</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Andrea Rossini</strong>, giornalista dell&#8217;Osservatorio sui Balcani, autore del documentario video Il cerchio del Ricordo</p>
<p align="left"><strong>Jörg Becker</strong>, professore di Scienze Politiche all&#8217;Università di Insbruck, e direttore KomTech. Istituto di ricerca per la comunicazione.</p>
<p align="left"><strong>Andrea Foschi</strong>, giornalista freelance</p>
<p align="left"><strong>Mauro Cereghini</strong>, Osservatorio sui Balcani</p>
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		<itunes:subtitle>Oggi Caffegrave; Sarajevo ritorna ad occuparsi di memorie perdute dei Balcani; con i nostri ospiti parleremo di come l'assenza di una visione condivisa del passato ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Oggi Caffegrave; Sarajevo ritorna ad occuparsi di memorie perdute dei Balcani; con i nostri ospiti parleremo di come l'assenza di una visione condivisa del passato sia spesso voluta per creare il presupposto di nuovi conflitti. Percheacute; sigrave;, non dimentichiamo che tra la negazione di una memoria collettivamente elaborata e il periodico  ripresentarsi delle guerre esiste una strettissima relazione.
#160;
Lo spunto di oggi parte dal convegno organizzato dall'Osservatorio sui Balcani i primi di novembre del 2007, dal titolo: "Cattive memorie. Luoghi, simboli e narrazioni delle guerre nei Balcani". Metteremo poi la lente d'ingrandimento su quanto i media siano riusciti a manipolare le informazioni e costruire "false memorie". In chiusura un piccolo suggerimento letterario.
#160;
Gli ospiti della terza puntata di Caffegrave; Sarajevo:
#160;
Andrea Rossini, giornalista dell'Osservatorio sui Balcani, autore del documentario video Il cerchio del Ricordo
Jouml;rg Becker, professore di Scienze Politiche all'Universitagrave; di Insbruck, e direttore KomTech. Istituto di ricerca per la comunicazione.
Andrea Foschi, giornalista freelance
Mauro Cereghini, Osservatorio sui Balcani</itunes:summary>
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		<title>Le Piramidi di Bosnia</title>
		<link>http://caffesarajevo.amisnet.org/2007/10/29/le-piramidi-di-bosnia/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2007 17:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Anania</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[il programma radio]]></category>

		<category><![CDATA[notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Con gli ospiti di oggi del nostro caffè letterario parliamo di archeologia nei Balcani, perché, forse tutti non sanno che anche la Bosnia rivendica le sue piramidi! Cercheremo di capirne di più, e scoprire come visitarle con un viaggio di turismo responsabile. Inoltre ad Adria è in corso la mostra Blakani che porta per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">Con gli ospiti di oggi del nostro caffè letterario parliamo di archeologia nei Balcani, perché, forse tutti non sanno che anche la Bosnia rivendica le sue piramidi! Cercheremo di capirne di più, e scoprire come visitarle con un viaggio di turismo responsabile. Inoltre ad Adria è in corso la <a href="http://www.balkani.it/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.balkani.it');">mostra Blakani</a> che porta per la prima ed unica volta in Italia più di 200 capolavori assoluti delle collezioni archeologiche del Museo Nazionale di Belgrado. Reperti datati tra l’ottavo secolo avanti Cristo e il secondo dopo Cristo, quando i territori delle antiche civiltà dei “Balkani&#8221; - tra Sava, Danubio ed Adriatico, vennero “romanizzati”.</p>
<p><a href="http://caffesarajevo.amisnet.org/files/2007/10/bosnia-visoko.jpg" title="bosnia-visoko.jpg"><img src="http://caffesarajevo.amisnet.org/files/2007/10/bosnia-visoko.jpg" alt="bosnia-visoko.jpg" /></a><span id="more-16"></span></p>
<p>Nell&#8217;Ottobre 2005 l&#8217;esploratore bosniaco Semir Osmanagic ha rivelato al mondo intero la sua grande grande -ma presunta- scoperta archeologica: le piramidi in Bosnia! “Sono rimasto scioccato quando le ho viste per la prima volta, e adesso sono convinto che si tratta dell&#8217;opera di antiche civiltà” dichiara rivolgendosi alla sua scoperta nella cittadina di Visoko, a circa 30km dalla capitale Sarajevo.</p>
<p>Osmanagic è talmente persuaso della scoperta che di tasca sua ha già investito circa 16,000 euro per le ricerca archeologiche nell&#8217;area. In pratica si tratta di due grosse colline, dei detriti, che sarebbero andati a coprire delle antichissime piramidi. Osmanagic dichiara di essersi fatto una cultura autodidatta nell&#8217;archeologia visitando i resti e studiando le antiche civiltà in tutto il mondo ed insiste: quelle colline di Visoko non possono essere opera della natura. Nel luogo sono state rilevate altre colline che potrebbero nascondere altrettante piramidi più piccole, per l’esattezza altre quattro, facendo della regione -nel caso sia tutto vero- il più importante sito archeologico europeo.</p>
<p>ci sono poi delle curiosità riguardo a queste fantomatiche piramidi bosniache che secondo questa versione slava di Indiana Jones dovrebbero far riflettere più di altro. Ci sarebbero delle sorprendenti similitudini tra le colline di Visoko e le piramidi messicane di Teotihuacán: se si prendesse un compasso poi, le due “costruzioni” risulterebbero allineate. La città di Teotihuacán venne concepita secondo un grandioso disegno urbanistico che si articolava intorno a un asse centrale, il Viale dei Morti, dominato dalla gigantesca mole della Piramide del Sole,  e dalla grande piramide della luna che si erge a settentrione. Da qui anche i nomi di queste così dette piramidi di Visoko, la più grande  è stata chiamata proprio &#8220;Piramide del Sole&#8221; e le altre hanno preso i nomi di &#8220;Piramide della Terra&#8221;, &#8220;Piramide della Luna&#8221;, &#8220;Piramide del Dragone&#8221;; tutte costruite, secondo l&#8217;archeologo fai da te Osmanagic nello stesso periodo dallo stesso popolo, una civiltà risalente a oltre 12000 anni fa.<!--more--></p>
<p><strong>Gli ospiti di questa puntata:</strong></p>
<p><a href="http://www.mersiha.net/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.mersiha.net');">Mersiha Musabasic</a> nata a Visoko e residente in Italia, responsabile di progetti di turismo responsabile</p>
<p><a href="http://www.jacopofo.it/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.jacopofo.it');">Jacopo Fo</a> autore del libro <em>La grande truffa delle Piramidi</em></p>
<p>Simonetta Bonomi, Direttore del Museo nazionale di Adria</p>
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		<itunes:summary>Con gli ospiti di oggi del nostro caffegrave; letterario parliamo di archeologia nei Balcani, percheacute;, forse tutti non sanno che anche la Bosnia rivendica le sue piramidi! Cercheremo di capirne di piugrave;, e scoprire come visitarle con un viaggio di turismo responsabile. Inoltre ad Adria egrave; in corso la mostra Blakani che porta per la prima ed unica volta in Italia piugrave; di 200 capolavori assoluti delle collezioni archeologiche del Museo Nazionale di Belgrado. Reperti datati tra lrsquo;ottavo secolo avanti Cristo e il secondo dopo Cristo, quando i territori delle antiche civiltagrave; dei ldquo;Balkani" - tra Sava, Danubio ed Adriatico, vennero ldquo;romanizzatirdquo;.


Nell'Ottobre 2005 l'esploratore bosniaco Semir Osmanagic ha rivelato al mondo intero la sua grande grande -ma presunta- scoperta archeologica: le piramidi in Bosnia! ldquo;Sono rimasto scioccato quando le ho viste per la prima volta, e adesso sono convinto che si tratta dell'opera di antiche civiltagrave;rdquo; dichiara rivolgendosi alla sua scoperta nella cittadina di Visoko, a circa 30km dalla capitale Sarajevo.

Osmanagic egrave; talmente persuaso della scoperta che di tasca sua ha giagrave; investito circa 16,000 euro per le ricerca archeologiche nell'area. In pratica si tratta di due grosse colline, dei detriti, che sarebbero andati a coprire delle antichissime piramidi. Osmanagic dichiara di essersi fatto una cultura autodidatta nell'archeologia visitando i resti e studiando le antiche civiltagrave; in tutto il mondo ed insiste: quelle colline di Visoko non possono essere opera della natura. Nel luogo sono state rilevate altre colline che potrebbero nascondere altrettante piramidi piugrave; piccole, per lrsquo;esattezza altre quattro, facendo della regione -nel caso sia tutto vero- il piugrave; importante sito archeologico europeo.

ci sono poi delle curiositagrave; riguardo a queste fantomatiche piramidi bosniache che secondo questa versione slava di Indiana Jones dovrebbero far riflettere piugrave; di altro. Ci sarebbero delle sorprendenti similitudini tra le colline di Visoko e le piramidi messicane di Teotihuacaacute;n: se si prendesse un compasso poi, le due ldquo;costruzionirdquo; risulterebbero allineate. La cittagrave; di Teotihuacaacute;n venne concepita secondo un grandioso disegno urbanistico che si articolava intorno a un asse centrale, il Viale dei Morti, dominato dalla gigantesca mole della Piramide del Sole,  e dalla grande piramide della luna che si erge a settentrione. Da qui anche i nomi di queste cosigrave; dette piramidi di Visoko, la piugrave; grande  egrave; stata chiamata proprio "Piramide del Sole" e le altre hanno preso i nomi di "Piramide della Terra", "Piramide della Luna", "Piramide del Dragone"; tutte costruite, secondo l'archeologo fai da te Osmanagic nello stesso periodo dallo stesso popolo, una civiltagrave; risalente a oltre 12000 anni fa.

Gli ospiti di questa puntata:

Mersiha Musabasic nata a Visoko e residente in Italia, responsabile di progetti di turismo responsabile

Jacopo Fo autore del libro La grande truffa delle Piramidi

Simonetta Bonomi, Direttore del Museo nazionale di Adria</itunes:summary>
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		<title>Caffè Sarajevo, reportage da Srebrenica</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 16:14:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Anania</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La strada è piccola, un po’ dissestata; tutto intorno sono legna, animali al pascolo, grandi montagne, donne e uomini che sembrano ripetere gli stessi gesti ormai da sempre. Il loro è il volto aspro e provato di chi vive in luoghi lontani dalla modernità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://caffesarajevo.amisnet.org/2007/10/04/caffe-sarajevo-reportage-da-srebrenica/reportage-da-srebrenica/" rel="attachment wp-att-6" title="reportage da srebrenica"><img src="http://caffesarajevo.amisnet.org/files/2007/10/interno-cd-2.jpg" alt="reportage da srebrenica" align="left" height="204" width="204" /></a><font color="#000000"><font size="3"><em><strong> </strong></em></font></font></p>
<p align="justify" lang="it-IT"><font color="#000000"><font size="3">La strada è piccola, un po’ dissestata; tutto  intorno sono legna, animali al pascolo, grandi montagne, donne e uomini che sembrano ripetere gli stessi gesti ormai da sempre. Il loro è il volto aspro e provato di chi vive in luoghi lontani dalla modernità. Gli sguardi che si incontrano sono uniti nel condividere con dignità il destino che li accomuna: disoccupazione, case ancora completamente trivellate dai proiettili e granate, cimiteri. I ricordi sono impressi anche negli occhi vitrei di Fathima, che nella lingua dei gesti mi indica le case dove vivevano i suoi fratelli e suo padre, tutti “kaput”. Siamo a Srebrenica, luogo del genocidio europeo di più larghe dimensioni dalla fine della seconda guerra mondiale.</font></font></p>
<p align="justify" lang="it-IT"><span id="more-5"></span></p>
<p align="justify"><font size="3"><font color="#000000">I crudi dati servono giusto a rintracciare le grandi coordinate. La regione di Srebrenica, che prende il nome dalle sue miniere d’argento note anche agli antichi romani, dal 1993 era stata dichiarata dal Consiglio di sicurezza del Palazzo di Vetro “<strong>UN safe area</strong>” ed era popolata per il 75% da bosniacchi.  Complice anche questa decisione, Srebrenica divenne un centro di accoglienza di molti sfollati mussulmani di buona parte della Bosnia e Herzegovina –BiH, confermandosi ancor di più come  vera e propria <em>enclave</em> a pochi chilometri dal fiume Drina, che ieri come oggi segna il confine con la Serbia. Fino al 1995  Srebrenica contava almeno 30.000 abitanti, oggi sono appena 5.000. Dall’undici luglio 1995 quasi tutti i maschi sopra i 14 anni furono trucidati; le donne deportate e abusate. Il tutto avvenne sotto gli occhi chiusi della comunità internazionale e del contingente olandese delle Nazioni Unite posto in difesa della regione.</font></font></p>
<p align="justify" lang="it-IT"><a href="http://caffesarajevo.amisnet.org/2007/10/04/caffe-sarajevo-reportage-da-srebrenica/srebrenica-panoramia/" rel="attachment wp-att-7" title="srebrenica panoramia"><img src="http://caffesarajevo.amisnet.org/files/2007/10/srebrenica-1.thumbnail.jpg" alt="srebrenica panoramia" align="right" /></a></p>
<p align="justify"><font size="3"><font color="#000000">Dopo la guerra conclusa con gli accordi di Dayton, almeno 97.000 vittime sono state identificate in BiH. I corpi riesumati a Srebrenica, vittime di quei folli giorni di inizio luglio del 1995 e delle<em> </em>truppe comandate da Ratko Mladic e Radovan Karadzic, sono 8372… I puntini di sospensione sono d’obbligo visto che ancora molti corpi mancano all’appello del <strong>memoriale di Potocari</strong>. Ma guai a parlare di semplici numeri: tutte le vittime hanno nome e cognome, sono figli, mariti, padri e fratelli, uccisi con un colpo dietro la nuca dopo essere stati fatti inginocchiare. Il lavoro per la loro identificazione è stato e continua ad essere straziante quanto necessario per i sopravvissuti.</font></font></p>
<p align="justify" lang="it-IT"><font color="#000000"><font size="3">Chi non morì fu sfollato, fuggendo tra le montagne, in una disperata marcia che lasciava dietro i ricordi di generazioni. In pochissimi hanno fatto ritorno. Caso emblematico il sindaco in carica Abdurahman Malkic che, come i due terzi del consiglio comunale, non vive a Srebrenica bensì a Sarajevo, a circa 150 km di distanza.</font></font></p>
<p align="justify" lang="it-IT"><a href="http://caffesarajevo.amisnet.org/2007/10/04/caffe-sarajevo-reportage-da-srebrenica/bosnia-herzegovina/" rel="attachment wp-att-8" title="bosnia herzegovina"><img src="http://caffesarajevo.amisnet.org/files/2007/10/mostar.thumbnail.jpg" alt="bosnia herzegovina" align="left" /></a></p>
<p align="justify"><font color="#000000">“<font size="3">Ci sono state vittime anche tra noi serbi! Mio padre è stato ucciso dai bosniacchi perché non voleva lasciare Srebrenica. Forse la sua morte conta meno di quella di un padre mussulmano?”  A squillare è la giovane voce di un serbo di Srebrenica che ha preso la parola durante la prima settimana dell’<strong>International Cooperation For Memory</strong>, svolta proprio nella città del genocidio alla fine di agosto 2007, 12 anni dopo i tragici fatti. La scommessa delle settimana era riuscire a parlare di Srebrenica a Srebrenica, dopo più di due lustri di silenzio, con persone intenzionate a creare una prospettiva di memoria condivisa, oltre la <em>routine</em> della commemorazione annuale. Una scommessa difficile che rientra nel più ampio progetto <strong>Adopt Srebrenica</strong> i cui attori principali sono <strong>Tuzlanska Amica</strong> –l’associazione della psicologa Irfanka Pasagic di Tuzla, cittadina bosniaca, che si occupa di traumatizzati dalla guerra e dei figli delle famiglie distrutte nel corso del conflitto- e la <strong>Fondazione Alexander Langer</strong> di Bolzano. Un azzardo, realizzato in condizioni difficili, in una città disastrata, dove poco funziona e che ha accolto con amicizia gli ospiti internazionali. </font></font></p>
<p align="justify" lang="it-IT"><font color="#000000"><font size="3">Durante la settimana della memoria a Srebrenica, per rinvigorire la necessità di un&#8217;elaborazione di una memoria condivisa, sono state avanzate prospettive, esperienze –la scuola di pace di Marzabotto- testimonianze –molto forte quella di Yolande Mukagasana, sopravvissuta al genocidio in Ruanda. Con un’ambizione: coinvolgere non solo le generazioni colpite dal genocidio, ma anche le successive. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font color="#000000">Le questioni affrontate nei seminari -e più informalmente nei workshops di fotografia, scrittura e cucina bosniaca- erano apparentemente retoriche: ha senso parlare di come potranno vivere insieme i figli delle vittime e dei carnefici? E come farlo quando ancora i carnefici di Srebrenica non sono stati catturati e alcuni dei serbi che parteciparono al genocidio risiedono nelle case vicino a quelle delle vittime mussulmane? E ancora, si può assorbire un simile dolore in una sola generazione? La metodologia di lavoro <em>langeriana </em>ha permesso dei contributi non sempre banali ribadendo la giustezza dell’intuizione di Alex di non nascondere la memoria, ma connetterla alla vita; di inseguire la pace nel fuoco della guerra. L’<em>utopia concreta</em> è stata quella di pensare ad una via per superare la più grande causa di divisione: il dolore.</font></font></p>
<p align="justify" lang="it-IT"><font color="#000000"><font size="3">La settimana è stata intesa anche a rompere un ciclo perverso che sta portando alla cancellazione di una memoria, quella della strage di Srebrenica, attraverso le sentenze dei tribunali, della politica dei locali e una disattenzione permanente dei grandi paesi europei. Un revisionismo sempre in agguato, soprattutto nella “civile” Europa che vuole rimuovere le sue responsabilità  nelle guerre balcaniche. Nel dicembre 2006  molti cittadini ed esuli di Srebrenica hanno raggiunto in autobus i Paesi Bassi per appendere uno striscione lungo 60 metri recante i nomi di tutti i morti identificati nel massacro. Un&#8217;iniziativa contro il conferimento di decorazioni ufficiali al merito ai caschi blu olandesi stazionati nel 1995 a Srebrenica. E ancora, lo scorso febbraio ha suscitato molta perplessità la sentenza emessa dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aja che dichiara che “a Srebrenica è stato commesso un genocidio, ma la responsabilità non può essere fatta ricadere sullo stato serbo. Le prove raccolte” ha detto Rosalyn Higgins presidente dell’organo “non permettono di mostrare che questi terribili atti rivelassero uno specifico intento di distruggere la comunità musulmana di Srebrenica”. Perplessità ed inquietudine considerando che Slobodan Milosevicchi, organizzatore delle milizie serbo-bosniache di Mladic dalla Serbia, è morto in circostanze ancora da chiarire proprio nel carcere del tribunale dell&#8217;Aja.</font></font></p>
<p align="justify" lang="it-IT"><a href="http://caffesarajevo.amisnet.org/2007/10/04/caffe-sarajevo-reportage-da-srebrenica/srebrenica-legna/" rel="attachment wp-att-9" title="srebrenica legna"><img src="http://caffesarajevo.amisnet.org/files/2007/10/srebrenica-legna.jpg" alt="srebrenica legna" align="right" height="317" width="237" /></a></p>
<p align="justify"><font size="3"><font color="#000000">Intanto Srebrenica, dopo il silenzio e la negazione, cammina verso i suoi ricordi, le memorie delle persone che l’hanno lasciata ma che ritornano, come Elvira Mujcic che per superare il suo trauma di cittadina di Srebrenica ha scritto, in italiano, l’introspettivo <em>Al di là del caos</em> (Infinto Edizioni) e che insieme allo staff di Roberta Biagiarelli -già autrice del monologo teatrale <em>A come Srebrenica</em>- stanno raccogliendo le storie delle feste religiose e di partito di una volta, prima della guerra. “Vogliamo che ci raccontiate i vostri i ricordi di felicità” recita una scritta in più lingue in una lavagna della <em>Dom Kulture</em> di Srebrenica, perché non è sufficiente il ricordo fine a sé stesso, si deve andare oltre e costruire relazioni di pace.</font></font></p>
<p align="justify" lang="it-IT"><font color="#000000"><font size="3">Quello in Bosnia è un viaggio indietro nel tempo, come se molto fosse rimasto immobile dopo la guerra, in attesa di trovare una digestione collettiva. Niente come Srebrenica caratterizza l’aggressione contro la Bosnia e Herzegovina, il negazionismo contemporaneo. Il ricordo collettivo e condiviso rappresenta una possibile via per una ricostruzione di un solido ponte con il passato. Non solo per chi ha direttamente vissuto il genocidio, ma anche per la comunità internazionale che deve accettare il pieno fallimento nei Balcani perché nell’Europa già dell’olocausto, non ci sia mai più un’altra Srebrenica. </font></font></p>
<p align="justify" lang="it-IT">&nbsp;</p>
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		<itunes:summary>La strada egrave; piccola, un porsquo; dissestata; tutto  intorno sono legna, animali al pascolo, grandi montagne, donne e uomini che sembrano ripetere gli stessi gesti ormai da sempre. Il loro egrave; il volto aspro e provato di chi vive in luoghi lontani dalla modernitagrave;. Gli sguardi che si incontrano sono uniti nel condividere con dignitagrave; il destino che li accomuna: disoccupazione, case ancora completamente trivellate dai proiettili e granate, cimiteri. I ricordi sono impressi anche negli occhi vitrei di Fathima, che nella lingua dei gesti mi indica le case dove vivevano i suoi fratelli e suo padre, tutti ldquo;kaputrdquo;. Siamo a Srebrenica, luogo del genocidio europeo di piugrave; larghe dimensioni dalla fine della seconda guerra mondiale.

I crudi dati servono giusto a rintracciare le grandi coordinate. La regione di Srebrenica, che prende il nome dalle sue miniere drsquo;argento note anche agli antichi romani, dal 1993 era stata dichiarata dal Consiglio di sicurezza del Palazzo di Vetro ldquo;UN safe areardquo; ed era popolata per il 75% da bosniacchi.  Complice anche questa decisione, Srebrenica divenne un centro di accoglienza di molti sfollati mussulmani di buona parte della Bosnia e Herzegovina ndash;BiH, confermandosi ancor di piugrave; come  vera e propria enclave a pochi chilometri dal fiume Drina, che ieri come oggi segna il confine con la Serbia. Fino al 1995  Srebrenica contava almeno 30.000 abitanti, oggi sono appena 5.000. Dallrsquo;undici luglio 1995 quasi tutti i maschi sopra i 14 anni furono trucidati; le donne deportate e abusate. Il tutto avvenne sotto gli occhi chiusi della comunitagrave; internazionale e del contingente olandese delle Nazioni Unite posto in difesa della regione.

Dopo la guerra conclusa con gli accordi di Dayton, almeno 97.000 vittime sono state identificate in BiH. I corpi riesumati a Srebrenica, vittime di quei folli giorni di inizio luglio del 1995 e delle truppe comandate da Ratko Mladic e Radovan Karadzic, sono 8372hellip; I puntini di sospensione sono drsquo;obbligo visto che ancora molti corpi mancano allrsquo;appello del memoriale di Potocari. Ma guai a parlare di semplici numeri: tutte le vittime hanno nome e cognome, sono figli, mariti, padri e fratelli, uccisi con un colpo dietro la nuca dopo essere stati fatti inginocchiare. Il lavoro per la loro identificazione egrave; stato e continua ad essere straziante quanto necessario per i sopravvissuti.
Chi non morigrave; fu sfollato, fuggendo tra le montagne, in una disperata marcia che lasciava dietro i ricordi di generazioni. In pochissimi hanno fatto ritorno. Caso emblematico il sindaco in carica Abdurahman Malkic che, come i due terzi del consiglio comunale, non vive a Srebrenica bensigrave; a Sarajevo, a circa 150 km di distanza.

ldquo;Ci sono state vittime anche tra noi serbi! Mio padre egrave; stato ucciso dai bosniacchi percheacute; non voleva lasciare Srebrenica. Forse la sua morte conta meno di quella di un padre mussulmano?rdquo;  A squillare egrave; la giovane voce di un serbo di Srebrenica che ha preso la parola durante la prima settimana dellrsquo;International Cooperation For Memory, svolta proprio nella cittagrave; del genocidio alla fine di agosto 2007, 12 anni dopo i tragici fatti. La scommessa delle settimana era riuscire a parlare di Srebrenica a Srebrenica, dopo piugrave; di due lustri di silenzio, con persone intenzionate a creare una prospettiva di memoria condivisa, oltre la routine della commemorazione annuale. Una scommessa difficile che rientra nel piugrave; ampio progetto Adopt Srebrenica i cui attori principali sono Tuzlanska Amica ndash;lrsquo;associazione della psicologa Irfanka Pasagic di Tuzla, cittadina bosniaca, che si occupa di traumatizzati dalla guerra e dei figli delle famiglie distrutte nel corso del conflitto- e la Fondazione Alexander Langer di Bolzano. Un azzardo, realizzato in condizioni difficili, in una cittagrave; disastrata, dove poco funziona e che ha accolto...</itunes:summary>
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