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	<title>Caffè Sarajevo &#187; notizie</title>
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	<description>Cultura e attualità dell\'est europeo</description>
	<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 10:43:53 +0000</pubDate>
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			<title>Caffè Sarajevo</title>
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		<title>Sarajevo BiH, pacifismo in pratica.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 17:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Il film: Sarajevo, BiH – Storie da un dopoguerra di Emanuele Cicconi, scritto con Mario Boccia sarà presentato in anteprima al Sarajevo Film Festival 2008 il prossimo agosto. La pellicola non parla della guerra ma punta la sua attenzione sulla situazione attuale, offrendo uno spaccato tristemente reale sui problemi strutturali e sulle difficoltà della vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-family:">Il film: <em>Sarajevo, BiH – Storie da un dopoguerra</em> di Emanuele Cicconi, scritto con Mario Boccia sarà presentato in anteprima al <a href="http://www.sff.ba/default.aspx?itemid=10154&amp;lang=en" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.sff.ba');">Sarajevo Film Festival 2008</a> il prossimo agosto. La pellicola non parla della guerra ma punta la sua attenzione sulla situazione attuale, offrendo uno spaccato tristemente reale sui problemi strutturali e sulle difficoltà della vita quotidiana. <em>Sarajevo, BiH </em>prende lo spunto per raccontare tre storie esemplari: il Museo d’Arte Contemporanea di Sarajevo “Ars Aevi” di Enver Hadziomerspahic, Obrazivanje Gradi BH di Jovan Divjak e, appunto, la Cooperativa “Insieme” di Rada Zarkovic e Skender Hot.  Quest&#8217;ultima storia di pratica di pacifismo ce la racconta  direttamente <a href="http://www.marioboccia.altervista.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.marioboccia.altervista.org');">Mario Boccia</a>. (da: “Nuova Ecologia” luglio-agosto 2008)</span><span id="more-101"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">A guerra appena finita, quasi nessuno avrebbe potuto immaginare una cosa del genere: in Bosnia-Erzegovina (a Bratunac, pochi chilometri da Srebrenica) esiste un posto dove lavorano insieme donne i cui mariti, figli, padri o fratelli sono stati uccisi da opposti nazionalismi. Eppure, non solo la cooperativa “Insieme” esiste, ma si consolida e cresce. Il mondo della realpolitik è capovolto.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Quando Rada Zarkovic, cara amica e pacifista storica jugoslava, arrivò a Bratunac per la prima volta, raccolse diffidenza ma anche curiosità e stupore. Era nel posto giusto.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Nel 2003 la cooperativa aveva dieci soci e un sogno: costruire le condizioni per il ritorno di chi era stato costretto a lasciare le proprie case, serbi o musulmani che fossero. Ora ha 400 soci e il sogno, diventato realtà, si permette il lusso di progettare il futuro.<span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Eppure il luogo era il peggiore possibile: per la tragedia avvenuta, per la divisione del territorio su base etnica (prima realizzata dalla guerra e poi sancita dagli accordi di Dayton) e per la percezione diffusa di una giustizia di parte.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">La scommessa era riattivare la produzione agricola tradizionale dell’area, la coltivazione di frutti di bosco, soprattutto lamponi. “Perché i lamponi trasformano la parola ritorno nella parola restare, perché ogni pianta darà frutti per dieci anni, costituendo un incentivo a rimanere”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Tra i ritornati, moltissime donne vedove. Alla fine del 2004 le donne capofamiglia nel comune di Bratunac erano 1080. Oggi sono quasi raddoppiate, segno che i rientri continuano, perché si diffonde la fiducia che ricominciare è possibile. La cooperativa aiuta a vincere la paura. Le donne si sentono più forti.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">La determinazione del primo gruppo e la capacità di trovare finanziamenti e gestire i partner italiani, hanno permesso alla cooperativa di fare il primo salto di qualità, acquistando un impianto di congelamento. Ma i soldi non bastano mai e il prossimo passo deve essere quello di investire ancora per avviare una linea di trasformazione dei frutti di bosco: da prodotto grezzo congelato a dolci e naturali prodotti finiti, come marmellate biologiche e cose del genere.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">In cinque anni di esperienza il lavoro si è raffinato, anche grazie a contributi di esperti agronomi italiani e cileni. L’attenzione e l’amore per la natura è al primo posto. Selezionare le qualità di frutta più adatte e resistenti, ha permesso di usare sistemi di coltivazione a basso impatto ambientale.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Quando è il tempo della raccolta dei lamponi e il camion della cooperativa fa il suo giro tra i produttori, è difficile riconoscere una contadina serba da una musulmana. Aspettano il camion al lato della strada e portano le cassette sul pianale, per la pesatura, aiutate da figli e nipoti. Un gesto semplice, che diventa solenne come un’affermazione di volontà.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Anche il momento della pulizia dei frutti sul nastro trasportatore, ha qualcosa di speciale. Le donne indossano una tuta rossa pesante (si lavora a meno cinque gradi) e coprono i capelli con una cuffia. Sulla tuta c’è scritto “insieme” e le mani corrono sul nastro che trasporta rossi lamponi ballonzolanti.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Le operaie della cooperativa sono un gruppo vero, non artificiale come le “identità etniche” della guerra. Hanno gli stessi problemi pratici e la voglia di superarli. Anche di fronte al lutto, la solidarietà resiste. Rada mi racconta di quando è arrivata la notizia che i resti di un familiare di una donna sono stati identificati (un evento ripetuto più volte, nel corso di questi cinque anni di attività). Tutte le altre sono andate a farle le condoglianze, serbe o musulmane che fossero, e questa è una cosa di altissimo valore morale:</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">“Il dolore è un sentimento egoista. Maggiore è il dolore provato, minore è la voglia di conoscere quello degli altri. L’istinto protegge la memoria dei propri morti, evitando intrusioni. Eppure è solo facendo il contrario che si può riprovare a vivere, anche nel rispetto della memoria di chi non c’è più”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Srebrenica è un nome che mette i brividi. Niente di simile dovrà mai più ripetersi, “in nessun luogo e per nessun popolo”. Queste le parole del Raisu-i-ulama, incise in una stele di marmo del memoriale di Potocari.<span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">“8372…”<span> </span>morti. I puntini di sospensione, incisi accanto alla cifra, indicano che il conto potrebbe non essere finito. Tante persone sono scomparse senza traccia e tanti resti sono ancora senza nome.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">A Srebrenica c’è stato un salto di qualità nell’orrore normale della guerra di Bosnia e Erzegovina. Un crimine pianificato ed eseguito con diligenza. Qualcosa d’incomparabile con altro. La più grande strage di civili mai eseguita dalla fine della seconda guerra mondiale. Erano tutti musulmani bosniaci.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Anche a Kravica e a Bratunac ci sono memoriali, ma pochi li hanno raccontati. Sono i memoriali dei morti serbi di quella parte di Bosnia. E’ un fatto grave. Quasi che il rispetto della memoria dei morti di Potocari fosse sminuito dal racconto della verità. Si tratta di molte centinaia di persone, non di migliaia, ma per chi ha perso qualcuno o tutta la propria famiglia, la differenza dov’è?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Fuori dalla propaganda di guerra (che continua anche in pace a difendere interessi privati) i ruoli si ridefiniscono. Carnefici e vittime tornano a essere tali, quale che sia la loro religione di appartenenza.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Ricordare è fondamentale, ma la memoria non è neutrale. Si può usare per alimentare l’odio o per combatterlo. La scelta è netta. Riconoscere il proprio dolore in quello degli altri è difficile, ma non impossibile.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Alla cooperativa “INSIEME” ce l’hanno fatta. “Questo è pacifismo in pratica”, dice Rada.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right"><em>Mario Boccia</em></p>
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		<title>Macedonia Vs. Grecia: ancora lontana una soluzione</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jun 2008 16:43:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[La &#8220;Repubblica di Macedonia&#8220;, fin dal giorno della sua indipendenza (1991) è impegnata in una disputa con la Grecia a proposito del nome ufficiale del paese, i simboli nazionali e la costituzione. Le Nazioni Unite, la Nato e l&#8217;Ue hanno riconosciuto la Repubblica con il nome di &#8220;the former Yugoslav Republic Of Macedonia&#8220;, ma la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La &#8220;<em>Repubblica di Macedonia</em>&#8220;, fin dal giorno della sua indipendenza (1991) è impegnata in una disputa con la Grecia a proposito del nome ufficiale del paese, i simboli nazionali e la costituzione. Le Nazioni Unite, la Nato e l&#8217;Ue hanno riconosciuto la Repubblica con il nome di &#8220;<em>the former Yugoslav Republic Of Macedonia</em>&#8220;, ma la querelle non si è chiusa.  A causa del veto greco sulla &#8220;questione del nome&#8221; <a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9349/1/46/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.osservatoriobalcani.org');">la Macedonia è fuori dalla Nato</a>, e le tensioni dopo <a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9748/1/46/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.osservatoriobalcani.org');">le ultime elezioni</a> nel paese hanno riscaldato l&#8217;atmosfera. Il mediatore ONU per la disputa del nome, <strong>Matthew Nimetz</strong>, si è recato recentemente in visita ad Atene per presentare le sue proposte al Ministro degli Esteri greco <strong>Dora Bakoyannis</strong> e per ascoltare le posizioni della parte greca. Ma uno spiraglio è ancora lontano.<span id="more-98"></span></p>
<p align="justify">Il mediatore ONU per la disputa del nome tra Macedonia e Grecia, <strong>Matthew Nimetz</strong>, in visita il 26 giungo ad Atene, ha presentato le sue proposte al Ministro degli Esteri greco <strong>Dora Bakoyannis</strong>, senza tuttavia rivelare il contenuto dei colloqui ai reporter. Sulla base di quanto trapelato, Nimetz si è limitato ad ascoltare le posizioni della parte greca con riferimento alla strategia da intraprendere nei confronti della Macedonia, mentre domani si recherà a Skopje.</p>
<p align="justify">Nonostante la riservatezza, ciò che è sicuro è che <strong>non si vedrà nel breve termine una fine a queste trattative</strong> eterne, né è possibile individuare un termine massimo oltre il quale si avrà un epilogo. &#8220;<em>Non considero il 9 luglio o nessun&#8217;altra data come un termine massimo per queste discussioni</em>&#8220;, afferma Nimetz che si dice ormai profondamente scettico e sconfortato, considerando che &#8220;<em>i colloqui diretti tra i Ministri degli Esteri di entrambi i Paesi avrebbero aiutato a chiudere la disputa</em>&#8220;.  Sembra dunque che il termine fissato per l’adesione della Macedonia alla Nato, insieme ad Albania e Croazia, sia saltato.</p>
<p align="justify">La Bakoyannis tuttavia non nasconde che la Grecia sia contraria ad una soluzione rapida, ma esaminerà attentamente le proposte di Nimetz, fermo restando che non concederà spazio alla proposta di Skopje di indire un referendum qualora i due paesi giungessero ad un ragionevole compromesso. Secondo i media greci, Nimetz avrebbe proposto un nuovo compromesso che prevede la formula di &#8220;Macedonia Settentrionale&#8221; che potrebbe soddisfare entrambe le parti, precisando che se il nome sarà accettato da entrambe le parti, le ulteriori trattative dovrebbero determinare solo i termini del suo uso.</p>
<p align="justify"><strong> I rapporti tra i due Paesi rimangono comunque tesi,</strong> come dimostra la dichiarazione del Premier <strong>Kostas Karamanlis </strong>durante la conferenza congiunta tenuta al termine dell’incontro con il suo omologo bosniaco <strong>Nikola Spiric</strong>. Karamanlis ha esortato l’Ex Repubblica jugoslava della Macedonia a mettere fine alle sue provocazioni per aderire alla Nato e all&#8217;EU, chiedendo al nuovo Governo di dimenticare le quanto affermato in campagna elettorale, per trovare una soluzione comune. &#8220;<em>Non è un problema quando la soluzione sarà trovata, ma occorre che ci sia la volontà politica per farlo</em>&#8220;, afferma Karamanlis, aggiungendo che la Commissione Europea avrebbe sostenuto l’ingresso della Fyrom solo se sarà raggiunta &#8220;<em>una soluzione mutuamente accettata con la Grecia</em>&#8220;. &#8220;<em>La Grecia sostiene costantemente la prospettiva europea dei Balcani occidentali, purché le buone relazioni di vicinato siano rispettate</em>&#8220;, conclude Karamanlis. Ad ogni modo, la Repubblica di Macedonia dovrà ancora per molto rinviare la possibilità di accedere alla Nato, visto che l’impasse della questione del nome costituzionale non sembra più finire.</p>
<p align="right"><a href="http://www.rinascitabalcanica.com/?mid=44" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.rinascitabalcanica.com');"><em><em><strong>Fulvia Novellino</strong></em></em></a></p>
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		<title>Zagabria: i giornalisti scendono in piazza</title>
		<link>http://caffesarajevo.amisnet.org/2008/06/13/zagabria-i-giornalisti-scendono-in-piazza/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 08:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Manifestazione nella capitale croata dei giornalisti locali dopo la brutale aggressione contro il collega Dušan Miljuš, di Jutarnji List, (nella  foto dopo l&#8217;aggressione) noto per le sue inchieste su mafia e politica. Sconcertanti dichiarazioni del ministro dell&#8217;Interno. La cronaca del corrispondente di Osservatorio sui Balcani Drago Hedl.
Più di trecento giornalisti croati hanno protestato venerdì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Manifestazione nella capitale croata dei giornalisti locali dopo la <strong>brutale aggressione contro il collega Dušan Miljuš</strong>, di Jutarnji List, (nella  foto dopo l&#8217;aggressione) noto per le sue inchieste su mafia e politica. Sconcertanti dichiarazioni del ministro dell&#8217;Interno. La cronaca del corrispondente di Osservatorio sui Balcani <a href="http://www.osservatoriobalcani.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.osservatoriobalcani.org');">Drago Hedl</a>.</p>
<p><span id="more-92"></span>Più di trecento giornalisti croati hanno protestato venerdì scorso davanti al palazzo del Governo, irritati dall&#8217;inattività dalle forze di polizia, incapaci di trovare i colpevoli dei sempre più frequenti attentati contro di loro. La brutale aggressione al noto giornalista del quotidiano Jutarnji List, Dušan Miljuš, colpito con spranghe di metallo nell&#8217;atrio del palazzo in cui si trova il suo appartamento e finito in ospedale con una mano fratturata, commozione cerebrale e contusioni al volto, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e i suoi colleghi hanno perso la pazienza.</p>
<p>Generalmente divisi e finora impreparati a simili azioni, i giornalisti si sono decisi a scendere in piazza e a dimostrare, ritenendo che comunicazioni e appelli, alla luce dei recenti attentati, non siano più sufficienti.  Dušan Miljuš è un noto giornalista di Zagabria e uno dei più informati sul crimine organizzato e sul connubio tra mafia e politica. Alcuni mesi fa, sul famoso quotidiano zagabrese Ve?ernji List, esponenti della malavita della capitale hanno pubblicato la sua epigrafe, nella rubrica in cui i giornali inseriscono gli annunci mortuari a pagamento. Si è trattato di un chiaro avvertimento a Miljuš su ciò che gli potrebbe accadere nel caso in cui si mettesse a scrivere sugli affari loschi e illegali della malavita, spesso intrecciati con l&#8217;alta politica. Miljuš non ci ha fatto caso, così come non si è curato delle minacce telefoniche che gli sono state indirizzate.  Domenica primo giugno due persone dall&#8217;identità sconosciuta, in moto e con i caschi in testa, l&#8217;hanno seguito nel suo percorso usuale, dalla palestra fino al suo appartamento, dove hanno cercato di ucciderlo prendendolo a sprangate. Se non fosse riuscito ad alzare il braccio e a pararsi dal colpo alla testa, e se i vicini non fossero intervenuti, probabilmente non sarebbe rimasto in vita.  “Ora non gli resta che uccidermi. Non c&#8217;è una terza possibilità. Sono contento di essere ancora vivo, ma non mollerò”, ha fatto sapere Miljuš dal letto d&#8217;ospedale.</p>
<p>I giornalisti si sono particolarmente indignati per il fatto che il ministro dell&#8217;Interno Berislav Roncevic, quando gli è stato chiesto quali provvedimenti prenderà dopo l&#8217;attentato a Dušan Miljuš, ha risposto con un&#8217;altra domanda: “Chi è Miljuš?”.  Il giornalista di Jutarnji List Hrvoje Appelt, sdegnato dall&#8217;ignoranza del ministro, si è chiesto: ”Se il ministro della polizia non è a conoscenza del fatto che in Croazia c&#8217;è un giornalista che da 20 anni scrive sulla realtà del crimine organizzato nel paese, la domanda è quanto il ministro conosca questa realtà e soprattutto in che modo stia lottando contro i criminali.”  In rivolta contro tale disinformazione da parte del ministro Roncevic, che non conosce il nome di uno dei principali giornalisti che si occupa del crimine organizzato, degli scandali di corruzione e della mafia – quindi proprio di ciò che è di sua competenza – alla protesta i giornalisti indossavano una maglia con scritto “Chi è Roncevic”, una chiara allusione alla sua incompetenza.  Quanto sia stata inopportuna per il governo Sanader l&#8217;infelice dichiarazione del ministro dell&#8217;Interno, dopo l&#8217;attentato al giornalista Miljuš, è testimoniato anche dal tacito consenso della polizia a permettere ai giornalisti ciò che agli altri cittadini è vietato. Trecento giornalisti, cioè, hanno letto la propria lettera di protesta al premier e al presidente del parlamento di fronte al palazzo del Governo, sulla piazza di S. Marco a Zagabria, dove gli incontri pubblici e le dimostrazioni dei cittadini sono vietati per legge.  “Andiamo davanti alla loro porta!” ha detto Ivan Zvonimir Cicak, noto difensore dei diritti umani, per molto tempo presidente del Comitato di Helsinki per i diritti umani, che scrive editoriali sulle pagine di Jutarnji List.</p>
<p>La polizia ha evidentemente ricevuto l&#8217;ordine di non intervenire, consapevole che il tentativo di fermare con la forza la protesta pacifica dei trecento giornalisti di fronte alla sede del Governo avrebbe provocato il malcontento dell&#8217;opinione pubblica. Dopo che i giornalisti hanno letto indisturbati le loro richieste davanti alla porta della sede del Governo, i poliziotti hanno ripreso a mettere in pratica la legge. Hanno impedito a due pirotecnici ventenni, che lavorano come sminatori in quelle che un tempo erano zone di guerra, di dimostrare di fronte al Governo perché insoddisfatti delle condizioni di lavoro e dei plurimi mesi di ritardo della paga.  I giornalisti vogliono che la polizia trovi i responsabili dell&#8217;attentato a Miljuš, convinti che il mandante sia qualcuno della malavita. Negli ultimi tempi ci sono stati alcuni episodi di violenza nei confronti dei giornalisti croati, ma la polizia non ha trovato nessun responsabile. Lo stesso per quanto riguarda le minacce ai giornalisti, che la polizia non prende in serio conto, così che quando queste si traducono in violenza, non trova gli attentatori.  Il giorno successivo all&#8217;attentato a Miljuš, il premier Ivo Sanader ha subito ricevuto i rappresentanti delle organizzazioni dei giornalisti e ha promesso loro che il Governo, nella persona del ministro dell&#8217;Interno, farà di tutto per trovare i responsabili. Il premier ha dato disposizioni a Roncevic – lo stesso che ha affermato di non sapere chi è Miljuš – di fare il possibile per risolvere il caso. Per dare prova della sua attività, la polizia ha subito messo sotto protezione alcuni giornalisti che negli ultimi mesi sono stati esposti a serie minacce, ma gli attentatori di Miljuš, una decina di giorni dopo l&#8217;aggressione, non sono stati trovati.  Tra i principali giornalisti croati in questi giorni si parla anche di un possibile sciopero generale, così da boicottare l&#8217;uscita dei quotidiani per un giorno e ridurre al minimo le trasmissioni televisive e radiofoniche. Questo per attirare l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica sulle condizioni in cui lavorano i giornalisti croati e, inoltre, per fare pressione sul governo affinché si trovino coloro che li aggrediscono. <!--more--></p>
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		<title>Dai Balcani soffia vento d’Europa</title>
		<link>http://caffesarajevo.amisnet.org/2008/06/05/dai-balcani-soffia-vento-d%e2%80%99europa/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 15:57:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Anania</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla conclusione del semestre di presidenza slovena cresce la voglia d’Europa ad Est. Questi i segnali che vengono soprattutto dalla Serbia che negli ultimi mesi ha affrontato, superandoli, numerosi test di tenuta democratica. Per il momento le prospettive d’integrazione di Belgrado passano però solo dallo sfruttamento del territorio e dalle fabbriche FIAT.
Il primo luglio finisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla conclusione del semestre di presidenza slovena cresce la voglia d’Europa ad Est. Questi i segnali che vengono soprattutto dalla Serbia che negli ultimi mesi ha affrontato, superandoli, numerosi test di tenuta democratica. Per il momento le prospettive d’integrazione di Belgrado passano però solo dallo sfruttamento del territorio e dalle fabbriche FIAT.<span id="more-90"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Il primo luglio finisce per Lubiana la guida dell’Unione Europea –passaggio di consegne a Parigi; si conclude così il primo semestre di presidenza di un paese entrato dopo l’allargamento a 27 e, altra novità, prima nazione ex-socialista alla prova della guida dell’Ue. Da un punto di vista formale niente da eccepire; il governo sloveno ha fatto di tutto per accreditarsi<span> </span>oltre ogni dubbio come il più affidabile dei partner ad est. Addentrandoci in un analisi politica, l’impressone è quella però che Lubiana non abbia opposto nessun freno al piano europeo che delega i paesi dell’est a uno status di mera sudditanza nei confronti degli interessi economici del grande capitale. Un piano che negli anni ha creato, ad est, delocalizzazione (come nel caso della Romania) e concentrazione del settore bancario (in Bosnia Erzegovina l&#8217;italiana Unicredit è il primo gruppo del settore). Non solo, i paesi che hanno adottato l’euro come moneta nazionale si sono dovuti prendere al traino anche l’inflazione che, proprio in Slovenia, ha registrato i tassi più alti dell’Ue arrivando ad aprile al 6,2 %. Evidentemente il gioco vale la candela, un paese in piena crescita e sviluppo come la Slovenia, o qualsiasi altra nazione ad est, cosa mai potrebbe fare fuori dalla zona euro? Si deve riconoscere che questa categoria, paese dell’est, è sempre stata stretta alla Slovenia –che rivendica radici culturali mitteleuropee. Sarà dovuta quindi anche all’euforia data dall’occasione di smarcarsi da questo “stereotipo” l’atteggiamento -di sottomissione a decisioni altrove prese- che il governo sloveno ha tenuto riguardo alle vicissitudini di questi sei mesi di un altro paese ex-jugo: la Serbia.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Belgrado, nella prima metà del 2008, ha affrontato numerose prove che l’hanno vista troppo spesso isolata rispetto all’Unione Europea, che in un momento cruciale della storia di questo paese si è comportata come una <em>smorfiosa</em>: vedere, ma non toccare. Questi i fatti più caratterizzanti avvenuti in ordine: i primi di febbraio <span>Boris Tadic</span>, il politico –nato a Sarajevo- su cui si sono riversate tutte le speranze europee dei serbi è riconfermato presidente. La questione Kosovo è quanto mai all’ordine del girono, con un’autoproclamazione d’indipendenza che arriva il 17 febbraio. In questo caso l’ombrello sloveno non ha neanche accennato ad aprirsi sulla pioggia di riconoscimenti internazionali della nuova Repubblica del Kosovo. Sono anzi emerse indiscrezioni riguardo ad un tacito consenso della presidenza di turno dell’Ue con il piano statunitense ed europeo di “scambio” tra l’indipendenza della fu provincia a maggioranza albanese con l’Accordo di Associazione e Stabilizzazione (ASA) della Serbia con l’Unione europea, poi sigillato il 29 aprile. Il <em>baratto</em> del Kosovo ha messo in seria difficoltà <span>Tadic incalzato dal premier </span>Vojislav Kostunica, contrario anche alla firma degli ASA perché potrebbero implicitamente riconoscere l’indipendenza del Kosovo. Si arriva dunque alle elezioni politiche della metà di maggio considerate un vero e proprio referendum sul futuro della Serbia: dentro o fuori l’Ue. La coalizione pro europea di Tadic risulta la più votata, ma non ha i numeri per formare un governo senza Kostunica. Quest’ultimo è rinominato primo ministro per la terza volta a capo di una coalizione che comprende, oltre al suo il Partito democratico di Serbia (Dss –nazionalisti moderati), anche il Partito Democratico (il partito di Tadic, social-democratico) e i liberali di G17 Plus. La <em>voglia d’Europa</em> viene confermata anche dal voto delle due regioni autonome della Serbia: il Kosovo e Metohija –dove<span> </span>l’amministrazione delle Nazioni Unite preposta a governare l’area le ha dichiarate illegittime- e la Vojvodina –regione del nord in cui convivono almeno 26 differenti etnie- dove il blocco europeista ottiene la maggioranza assoluta nel locale parlamento. Mai come oggi i segnali che vengono dal popolo serbo sono stati così chiari <span> </span>rispetto all’Europa, spinti forse anche dall’esempio della Slovenia che benissimo si è integrata nell’Ue. Ma tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare (in questo caso Adriatico).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Gli ASA hanno tempi lunghi ed incerti, condizionati da mille fattori tra cui la collaborazione con il Tribunale dell’ Aja -percepito ormai da tutti come un <em>fiasco</em> della giurisprudenza internazionale. <span> </span>Per il momento la strada offerta a Belgrado per entrare in Europa passa per un ennesimo assaggio di delocalizzazione. La  FIAT si è affrettata a firmare il 30 aprile un memorandum di intesa con il governo che decreta la cessione del 70% della società automobilistica serba Zastava per circa 700 milioni di euro. I vantaggi per la FIAT sono evidenti: costituire nel cuore dei Balcani un centro di produzione automobilistico strategico, in quanto sfrutterà non solo la possibilità di espandersi in un mercato emergente, ma le darà accesso a quello strettamente collegato dell’Europa orientale e della Russia, entrambi partner storici della Serbia. In questi stabilimenti sarà costruita la nuova 500 che si aggiunge alla Punto già in parte delocalizzata nelle fabbriche serbe di Kragujevac. Le conseguenze in Italia saranno ovviamente la chiusura o ridimensionamento della produzione, per avvantaggiare l’azienda che potrà contare su lavoratori meno pagati e anche su costi energetici minori. Un altro assaggio dell’Europa che sarà lo troviamo in Kosovo dove passerà il <em>corridoio n. 8</em>, un reticolo di oleodotti, gasdotti e di bretelle di comunicazione stradali e ferroviarie dal Mar Nero all’Adriatico dove l’italiana Eni è la capocommessa. Un sicuro scempio ambientale per garantire rifornimenti energetici all’Europa dell’ovest.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Con queste premesse parlare d’integrazione politica, culturale e sociale sembra inutile; eppure i Balcani guardano all’Europa proprio per il valore aggiunto che assicura l’essere parte di un Unione -non solo monetaria. L’Europa a cui guarda chi ne sta fuori è un insieme di diritti-doveri, conquiste sociali, garanzie e libertà. È ancora il Vecchio continente la casa dei diritti e delle uguaglianze? Continuare a subordinare l’integrazione politica all’economia è un errore che si ripete nei secoli, che non paga in termini di civiltà e sviluppo. In questo primo semestre di presidenza della Slovenia i progressi in questo senso non ce ne sono stati.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><em>Questo articolo è uscito sul numero di giugno del mensile<a href="http://www.altrapagina.it/ingrandimento_articolo.php?ID_Articolo=1941&amp;Categoria1_Click=&amp;ID_Cat_Art_1=&amp;ID_Cat_Art_2=&amp;tit=Dai%20Balcani%20soffia%20vento%20d%E2%80%99Europa" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.altrapagina.it');"> L&#8217;Altrapagina</a></em></p>
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		<title>Ventinove maggio</title>
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		<pubDate>Thu, 29 May 2008 09:14:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Quindici anni fa tre pacifisti di Brescia vennero uccisi mentre portavano aiuti verso la città bosniaca di Zavidovici. Un legame di cooperazione tra due città, oggi impegnate a ricordare.  A cura di Balcani Cooperazione
Nel 1992 inizia la guerra in Bosnia Erzegovina. Un gruppo di pacifisti bresciani, riuniti nel Coordinamento Iniziative di Solidarietà, si mobilita a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quindici anni fa tre pacifisti di Brescia vennero uccisi mentre portavano aiuti verso la città bosniaca di Zavidovici. Un legame di cooperazione tra due città, oggi impegnate a ricordare.  A cura di <a href="http://www.balcanicooperazione.it/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.balcanicooperazione.it');">Balcani Cooperazione</a><span id="more-89"></span></p>
<p>Nel 1992 inizia la guerra in Bosnia Erzegovina. Un gruppo di pacifisti bresciani, riuniti nel Coordinamento Iniziative di Solidarietà, si mobilita a favore della popolazione bosniaca, accogliendo in Italia i profughi e inviando aiuti umanitari verso la cittadina di Zavidovici.</p>
<p>Il 29 maggio 1993, un convoglio di aiuti viene assalito da una banda militare sulla &#8220;strada dei Diamanti&#8221;, tra Bugojno e Gornj Vakuf. Tre dei 5 volontari italiani che accompagnano il convoglio, Guido Puletti, Fabio Moreni e Sergio Lana, vengono uccisi. Sopravvivono Agostino Zanotti e Christian Penocchio, che riescono a salvarsi fortunosamente scappando nei boschi.</p>
<p>Oggi è il quindicesimo anniversario di quel tragico evento che, nella sua drammaticità, non è riuscito a porre fine all&#8217;intenso rapporto di cooperazione tra Brescia e <a href="http://www.lda-zavidovici.it/cont/2210new/0805/2800/iindex.asp" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.lda-zavidovici.it');">Zavidovici</a>. Il sostegno alla città bosniaca continua infatti fino alla fine del conflitto in operazioni di soccorso e aiuto umanitario a favore della popolazione civile, e allo stesso tempo, nell&#8217;accoglienza in Italia di profughi e sfollati.</p>
<p>Nel 1997 viene inaugurata a Zavidovici una &#8220;Ambasciata della Democrazia Locale&#8221;, espressione del proseguimento dell&#8217;azione di diplomazia popolare e dei legami di solidarietà avviati negli anni precedenti. Agostino Zanotti, assieme alle decine di persone che sostengono l&#8217;associazione “Ambasciata della Democrazia locale a Zavidovici”, con sede a Brescia, continua a lavorare attivamente all&#8217;interno dell&#8217;associazione e al contempo si impegna a cercare i responsabili della morte dei suoi compagni.</p>
<p>Dopo un lungo e faticoso percorso di ricerca di giustizia, sostenuto in particolare dalla costituitasi associazione “Guido Puletti” e dalla stessa ADL a Zavidovici, si arriva alla condanna del capo del gruppo che eseguì quegli omicidi, il comandante dei Berretti Verdi Hanefija Prijic detto &#8216;Paraga&#8217;, condannato nel 2001 dal Tribunale di Travnik a 15 anni di reclusione, che sta scontando nel carcere di Zenica.</p>
<p>Il processo di Travnik, sebbene abbia rappresentato un importante momento, non ha però consentito di far luce sulle ragioni e i mandanti di quella strage, la cui natura politica - più volte denunciata nel corso degli anni da quanti si sono occupati del percorso giudiziario – è stata riconosciuta anche dalle autorità italiane, con nota del Ministero di Grazia e Giustizia del 10 settembre 1998. Gli stessi esecutori materiali, i due soldati bosniaci che hanno condotto i 5 volontari sul luogo dell’esecuzione aprendo poi il fuoco su di loro, non sono mai stati portati di fronte ad un Tribunale.</p>
<p>Negli anni, il progetto bresciano si amplia coinvolgendo oltre a Brescia anche i territori di Alba e Cremona. L&#8217;associazione vede al suo interno la collaborazione tra gruppi del volontariato e della società civile, ong, enti locali italiani ed europei ed organizzazioni internazionali (il Consiglio d&#8217;Europa), costituendosi quindi come una &#8220;associazione di associazioni&#8221;. Oggi, oltre alla Associazione Comuni Bresciani, Coordinamento Bresciano Iniziative di Solidarietà, Comune di Alba e Provincia di Cremona (soci fondatori), conta tra i suoi soci numerosi altri gruppi di volontariato, associazioni ed enti locali provenienti dai territori di Brescia, Cremona ed Alba.</p>
<p>Le attività dell&#8217;associazione si svolgono senza sosta lungo tutto l&#8217;anno, in settori diversi ma connessi: economico, ambientale, socio-culturale, educativo, socio-assistenziale e tanto altro. In occasione dell&#8217;anniversario della morte di Guido, Fabio e Sergio, organizza eventi che coniugano, per riprendere le due parole usate che riassumono le iniziative di quest&#8217;anno, “memoria e impegno”.</p>
<p>Il 29 maggio è una data che segue di un solo giorno la strage di Piazza della Loggia del 1974. Ed è per affermare ideali di fratellanza e di giustizia sociale, ripudio della guerra, rifiuto del fascismo, del razzismo e dell&#8217;intolleranza, che l&#8217;Associazione ADL di Brescia unisce la memoria di due eventi così drammatici. Emerge dalle parole dello stesso Agostino, nel suo diario dell&#8217;aprile 2001, quando parte alla volta della Bosnia Erzegovina, per partecipare al processo a Paraga: “Molte volte in questi anni è capitato che Guido, Fabio e Sergio fossero associati (&#8230;) a persone che hanno sacrificato la loro vita nel tentativo di difendere i principi universali della Libertà e della Giustizia (&#8230;). E’ per questo che Guido giace accanto alle vittime della strage di piazza della Loggia e a fianco dei partigiani bresciani”.</p>
<p>Memoria e impegno. A partire da queste due parole si svolge quest&#8217;anno l&#8217;iniziativa “Ogni giorno&#8230;in tandem&#8230;con un pensiero” organizzata dall’Associazione “Tandem di Pace” in collaborazione con l’Associazione ADL a Zavidovici, e con il patrocinio del Comune di Firenze, del Comune di Campi Bisenzio e del Comune di Fiesole. Una carovana a due ruote che sta ripercorrendo in questi giorni la strada che fecero i volontari italiani nel 1993: partita martedì 27 da Tomislavgrad, approda oggi a Zavidovici e si conclude sabato 30 maggio a Sarajevo.</p>
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		<title>Serbia: dopo il voto l&#8217;Ue più vicina?</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2008 10:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khaldoun</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ennesima prova elettorale in Serbia, che dopo la sciossine unilaterale del Kosovo ha confermato il trend di fiducia al da poco rieletto presidente Tadic che si aggiudica la maggioranza relativa anche alle politiche. Ha vincere è la road map verso l&#8217;Europa della coalizione presidneziale. Anche nella provincia del Kosovo l&#8217;affluenza è stata simile a quella nazionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ennesima prova elettorale in Serbia, che dopo la sciossine unilaterale del Kosovo ha confermato il trend di fiducia al da poco rieletto <a href="http://caffesarajevo.amisnet.org/2008/01/31/serbia-al-voto-kosovo-sempre-piu-lontano/">presidente Tadic </a>che si aggiudica la maggioranza relativa anche alle politiche. Ha vincere è la road map verso l&#8217;Europa della coalizione presidneziale. Anche nella provincia del Kosovo l&#8217;affluenza è stata simile a quella nazionale -circa il 60% degli aventi diritto.</p>
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		<itunes:summary>Ennesima prova elettorale in Serbia, che dopo la sciossine unilaterale del Kosovo ha confermato il trendnbsp;di fiducia al da poco rieletto presidente Tadic che si aggiudica la maggioranza relativa anche alle politiche. Ha vincere egrave; la road map verso l'Europa della coalizione presidneziale. Anche nella provincia del Kosovo l'affluenza egrave; stata simile a quella nazionale -circa il 60% degli aventi diritto.</itunes:summary>
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		<title>Appuntamenti: in Südtirol, tredici anni dopo Dayton</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 10:40:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Anania</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 15 al 18 maggio prossimi si terranno quattro giorni di incontri ed eventi culturali a Bolzano e Trento, conclusi dal convegno internazionale &#8220;Tredici anni dopo Dayton&#8221;. Un&#8217;iniziativa che prosegue il percorso avviato con la Prima Settima Internazionale Cooperation for Memory svoltasi a Srebrenica dal 25 agosto al 1 settembre 2007.
Parteciperanno delegazioni di giovani da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Dal 15 al 18 maggio prossimi si terranno quattro giorni di incontri ed eventi culturali a Bolzano e Trento, conclusi dal convegno internazionale &#8220;Tredici anni dopo Dayton&#8221;. Un&#8217;iniziativa che prosegue il percorso avviato con la <a href="http://http//www.alexanderlanger.org/cms/index.php?r=389&amp;k=424" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/http');">Prima Settima Internazionale Cooperation for Memory</a> svoltasi a Srebrenica dal 25 agosto al 1 settembre 2007.<span id="more-87"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Parteciperanno delegazioni di giovani da varie parti dei Balcani (Srebrenica, Bratunac e Prijedor in Bosnia Erzegovina, Kraljevo in Serbia e Pec-Peja in Kosovo) per una visita che sarà anche occasione di conoscenza della realtà sudtirolese.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">*SINTESI DEL PROGRAMMA* - IL PROGRAMMA DETTAGLIATO SI TROVA sul sito della <a href="http://www.alexanderlanger.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.alexanderlanger.org');">Fondazione Langer</a></p>
<pre><a href="http://www.alexanderlanger.org/">
</a></pre>
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		<title>Catturato Subotic, il boss del traffico di sigarette implicato nel delitto Dindic</title>
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		<pubDate>Fri, 02 May 2008 11:41:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; stato arrestato alla fine di aprile all’aeroporto di Mosca Stanko Subotic Cane, uno dei personaggi più ricchi in Europa che ha ricoperto il ruolo di boss nel traffico delle sigarette durante gli anni &#8216;90.  È nel corso dell&#8217;operazione del suo arresto che ritorna alla luce il rapporto &#8220;Mreza&#8221; in cui si può leggere come Subotic Cane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">E&#8217; stato arrestato alla fine di aprile all’aeroporto di Mosca Stanko Subotic Cane, uno dei personaggi più ricchi in Europa che ha ricoperto il ruolo di boss nel traffico delle sigarette durante gli anni &#8216;90.<span>  </span>È nel corso dell&#8217;operazione del suo arresto che ritorna alla luce il rapporto &#8220;Mreza&#8221; in cui si può leggere come Subotic Cane sia coinvolto anche nell’assassinio di <a href="http://caffesarajevo.amisnet.org/2008/03/15/la-serbia-cinque-anni-dopo-djindjic/">Zoran Djindjic</a>, allora Premier della Serbia. Di <span style="font-size: 12pt;font-family:"><em><a href="http://www.rinascitabalcanica.com/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.rinascitabalcanica.com');">Biljana Vukicevic</a><span id="more-82"></span></em></span>  </p>
<p> </p>
<p></span></span></div>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Dopo anni di militanza nel contrabbando di sigarette, è stato arrestato domenica all’aeroporto di Mosca, Stanko Subotic Cane. Uno dei personaggi più ricchi in Europa che ha ricoperto il ruolo di boss nel traffico delle sigarette durante gli anni &#8216;90, Stanko Subotic Cane, dopo anni di ricerche, è stato ritrovato in Svizzera mentre chiedeva un visto per entrare all’interno della Federazione russa. È riuscito a sbarcare a Mosca l&#8217;8 aprile per un viaggio d´affari, avendo creato in Russia una società per l&#8217;equipaggiamento sportivo e bibite energetiche. Durante questo periodo, è stato controllato dalla polizia russa ma non è stato arrestato fino a quando non ha richiesto di ritornare in Svizzera, dove è terminato il suo viaggio. Lo scorso giugno è cominciata la grande operazione con la quale sono state catturate otto persone perché coinvolte nel contrabbando di sigarette.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">È nel corso di questa operazione che ritorna alla luce<strong> il rapporto &#8220;Mreza&#8221;</strong> in cui si può leggere come Subotic Cane sia coinvolto non solo nel contrabbando di sigarette negli anni &#8216;90, ma anche <strong>nell’assassinio di Zoran Djindjic</strong>, allora Premier della Serbia a questi anni. È proprio in questo rapporto che si trova la base delle accuse di Stanko Subotic Cane, considerando che nei primi mesi del 2003 la polizia serba ha elencato le aziende tramite le quali si è portata avanti tutta l&#8217;operazione del contrabbando di sigarette. Si tratta della Tref Rentacar , di Bojana Barusevic, la MPS, di Dusan Zabunovic, la OKRIM di Mirko Vucurevic, la MIA di Stanko Subotic Cane, la DELTA M di Miroslav Miskovi, la INTERSPEED di Petar Komljenovic, la MEGA TABAC di Mladen Grujic e la FITNESS di Milovan Vujisic. Durante l&#8217;indagine sono emerse le prove che l´aziende Tref Rentcar e MIA sono rimaste coinvolte nel traffico illegale delle sigarette, organizzato mediante una rete di camion che dalla Macedonia arrivavano in Serbia per scaricare quantitativi di zucchero nelle riserve di Stato, per poi uscire con fatture fittizie attraverso la frontiera di Bogojevo. Quando i camion giungevano a Bogojevo trasportando sigarette non sdoganate si fermavano e uscivano dal territorio nazionale serbo per poco tempo, dopodichè, scortati dalla polizia, ritornavano ai magazzini delle città di Futog, Novi Sad e Rumenka. Il giornale NIN di Belgrado ha evidenziato come questa operazione era resa possibile dai famosi Scorpion, e dal coinvolgimento dei capi della polizia di Novi Sad, tra cui anche Milorad Polivoda e Milorad Zavisic.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Questo tuttavia è solo un modo in cui è stato organizzato il traffico di sigarette per lunghi anni.<span>  </span>Subotic infatti comprava illegalmente sigarette dall’estero, giungendo in convogli provenienti dall’Europa occidentale, presso la frontiera di Klelebia, e poi dalla Macedonia tramite Presevo. La sicurezza dei convogli venivano assicurati dalla polizia speciale, in maniera tale da ingannare i semplici doganieri, che non sapevano nulla su quanto accadeva nei &#8220;trasporti speciali&#8221;. &#8220;Non so su quali fatti si basa il rapporto Mreza, perchè tutto ciò che è scritto in quel dossier è falso - dichiara Subotic nel corso di un&#8217;intervista rilasciata dopo il suo arresto - dovete chiedere a Mihailovic, perchè quando mi ha chiamato, non lo ha fatto per accusarmi ma per chiedermi scusa. Secondo lui tutto è stato una grandissima manipolazione e che voleva rimanere in rapporti di amicizia con me&#8221;. Parlando del suo ruolo nel traffico di sigarette, Subotic ha spiegato che &#8220;quello è stato un affare concluso con un&#8217;azienda macedone, e per una compensazione, mi hanno dato un quantitativo di sigarette, che ho cominciato così a vendere. Compravo le sigarette dai distributori, li importavo e poi continuavo a distribuirli. Per un periodo ho gestito anche un duty free shop nella dogana di Deneral Jankovic&#8221;.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Il processo doveva cominciare il 19 aprile, ma un paio di giorni fa Subotic ha offerto 700 000 euro per la sua cauzione, mentre il suo avocato Radivoje Tadic ha confermato che Subotic non è colpevole, ma è vittima di una manipolazione politica. Al momento la polizia russa non ha voluto fornire i dettagli dell&#8217;operazione che si è svolta all&#8217;aeroporto di Mosca, né sull’eventuale estradizione di Subotic dalla Serbia, considerando che da questa partono le accuse che hanno provocato il suo arresto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right"><span style="font-size: 12pt;font-family:"><em>Biljana Vukicevic</em></span></p>
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		<title>Osservatorio UeEst</title>
		<link>http://caffesarajevo.amisnet.org/2008/04/29/osservatorio-est-europa/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 15:32:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Anania</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[EuroLettera]]></category>

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		<description><![CDATA[Da oggi un nuovo appuntamento quindicinale in pdf su Caffè Sarajevo. Una nuova pubblicazione online si affaccia sulla rete. L&#8217;Osservatorio Est Europa del progetto EuroLettera: una redazione multilingua e delocalizzata ad est, abilmente coordinata da Budapest.  Nel numero zero, tra l&#8217;altro: Ungheria, il governo battuto sul referendume delle riforme; Repubblica Ceca e Slovacchia verso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi un nuovo appuntamento quindicinale in pdf su Caffè Sarajevo.<span id="more-77"></span> Una nuova pubblicazione online si affaccia sulla rete. L&#8217;Osservatorio Est Europa del progetto <strong>EuroLettera</strong>: una redazione multilingua e delocalizzata ad est, abilmente coordinata da Budapest.  Nel numero zero, tra l&#8217;altro: Ungheria, il governo battuto sul referendume delle riforme; Repubblica Ceca e Slovacchia verso la moneta unica. Tante pagine di approfondimento e cultura dall&#8217;est.<a href="http://caffesarajevo.amisnet.org/files/2008/04/eurolettera0.pdf" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/downloads/pdf/eurolettera0.pdf');"> </a></p>
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		<itunes:summary>Da oggi un nuovo appuntamento quindicinale in pdf su Caffegrave; Sarajevo. Una nuova pubblicazione online si affaccia sulla rete. L'Osservatorio Est Europa del progetto EuroLettera: una redazione multilingua e delocalizzata ad est, abilmente coordinata da Budapest.  Nel numero zero, tra l'altro: Ungheria, il governo battuto sul referendume delle riforme; Repubblica Ceca e Slovacchia verso la moneta unica. Tante pagine di approfondimento e cultura dall'est. </itunes:summary>
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		<title>Serbia: no visto no Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 10:08:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La questione dei visti costituisce un ostacolo per i cittadini della Serbia. Nonostante le nuove facilitazioni, la zona Schengen resta un&#8217;Europa lontana e difficile da raggiungere. Di Anita Clara 
La questione dei visti costituisce un ostacolo per i cittadini della Serbia. Nonostante le nuove facilitazioni, la zona Schengen resta un&#8217;Europa lontana e difficile da raggiungere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La questione dei visti costituisce un ostacolo per i cittadini della Serbia. Nonostante le nuove facilitazioni, la zona Schengen resta un&#8217;Europa lontana e difficile da raggiungere. Di <a href="http://www.osservatoriobalcani.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.osservatoriobalcani.org');">Anita Clara</a> <span id="more-76"></span></p>
<p>La questione dei visti costituisce un ostacolo per i cittadini della Serbia. Nonostante le nuove facilitazioni, la zona Schengen resta un&#8217;Europa lontana e difficile da raggiungere   L’accordo tra Comunità Europea e Serbia sulle facilitazioni per i visti Schengen è entrato ufficialmente in vigore il 1º gennaio 2008, dopo l’Accordo di facilitazione del rilascio dei visti tra la Comunità europea e la Repubblica di Serbia” pubblicato sul Giornale Ufficiale dell’Unione Europea il 19 dicembre 2007. Ma i cittadini serbi non sentono alcuna “facilitazione” sulla loro pelle. Per viaggiare devono ancora sottoporsi a esasperanti attese ai consolati senza certezza di risposta, complicate trafile di documenti e, nei casi più fortunati, prolungati e discriminanti controlli ai confini.</p>
<p>A Lubiana, in un meeting tenutosi il 3 aprile tra rappresentanti di organizzazioni civili e delegati della Commissione Europea, si è discusso ancora una volta sulla situazione dei visti nei paesi dei Balcani Occidentali. Proprio a Lubiana, Olli Rehn e il ministro degli Affari Esteri serbo Vuk Jeremi? avevano avuto un incontro informale il 29 marzo per fare il punto sulla questione Schengen per la Serbia.</p>
<p>In una lettera aperta diffusa il 2 aprile attraverso la pagina internet del ministero degli Esteri sloveno si leggeva che «ai cittadini della Serbia si dovrebbe dare la possibilità di ottenere visti gratuiti per la zona Schengen al fine di incoraggiare anche in questo modo le forze europeiste del Paese in vista delle elezioni politiche indette per l&#8217;11 maggio». Il ministro degli Esteri sloveno Dimitrij Rupel e quello francese Bernard Kouchner, il cui paese dal 1º luglio succederà alla Slovenia alla presidenza semestrale dell&#8217;Unione Europea, hanno infatti firmato insieme un comunicato dove dichiarano: «vorremmo manifestare un segnale di appoggio al popolo serbo e proponiamo in tal senso ai paesi dell&#8217;UE di rilasciare visti gratuiti ai cittadini serbi».</p>
<p>Membro di ‘Citizens Pact for South East Europe’, l’attivista serba Olja Homa ha partecipato al meeting di Lubiana tra ONG e delegati europei. In prima linea per la questione dei visti, a cui la sua organizzazione ha dedicato il sito <a href="http://www.needvisa.net/" target="_blank" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.needvisa.net');">Need Visa</a>, questa giovane di Novi Sad racconta: «Sono venuta qui con il mio visto Schengen sul passaporto: ero molto orgogliosa di poterlo esibire. Ma al confine sloveno ho subito un doppio controllo. E non è stato affatto piacevole. Mi sono sentita trattare ingiustamente, non posso evitare di pensarlo. Voglio potermi sentire libera, voglio potermi sentire normale, come qualsiasi altro. Non voglio essere un’eccezione». E aggiunge: «Ne abbiamo discusso tra ONG e commissari europei, ma i partiti del mio paese non hanno interesse a risolvere la questione. Per i politici serbi è un bene che i giovani o i cittadini in generale non possano viaggiare in altri paesi, perché in questo modo non vedono nient’altro che la realtà della Serbia attuale, ed è già da 20 anni che la gente non conosce niente di meglio, così che loro, i politici, possono raccontare quello che vogliono. La gente non sa che può esistere qualcosa di diverso, e questo è il pericolo».</p>
<p>Quando il commissario all’allargamento dell’UE Olli Rehn disse che il <a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/view/8900" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.osservatoriobalcani.org');">trattato</a> da sottoscrivere con la Serbia il 31 gennaio era stato rimandato per via di una disputa politica a Belgrado, riferendosi a certi politici serbi che bloccavano la firma con il loro atteggiamento provocatorio, parlò di ostruzionismo. Quell’accordo offriva alla Serbia relazioni commerciali più strette e facilitava ulteriormente la richiesta dei visti da parte dei cittadini.</p>
<p>Ma il <a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/view/8946" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.osservatoriobalcani.org');">momento era tesissimo</a> e il giorno precedente alla firma prevista, il Primo Ministro serbo Vojislav Kostunica accusò l’UE di ingannare Belgrado sul riconoscimento di un Kosovo indipendente. Olli Rehn precisò che l’offerta restava in piedi, rilasciò come commento ai giornalisti un “sono davvero dispiaciuto che dobbiamo posticipare la firma di domani” e ribadì che, naturalmente, l’impegno dell’UE era fermo e l’invito rimaneva sul tavolo.</p>
<p>Nel loro appello congiunto, i ministri degli Esteri di Slovenia e Francia hanno precisato che «la Serbia non dovrebbe permettere che la questione del Kosovo condizioni i suoi rapporti con l&#8217;UE: continueremo a insistere perché la Serbia eviti gesti o parole provocatorie che potrebbero compromettere la situazione nella regione dei Balcani», e hanno espresso il loro appoggio «ai metodi innovativi» che mirano a dare una spinta alle forze europeiste di Belgrado.</p>
<p>Oltre alle facilitazioni sancite all’inizio dell’anno anche per Albania, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Montenegro, la Comunità Europea si è rivolta alla Repubblica Serba con nuove regole sui visti, pubblicizzate tramite una brochure datata 17 gennaio, dove si annunciavano agevolazioni per i cittadini di nazionalità serba, per «rendere loro la prospettiva europea più tangibile, come primo passo verso un regime libero da visti per chi viaggia».</p>
<p>Secondo l’accordo, comunque non applicabile per Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Islanda e Norvegia, il visto definitivo tipo C o <a href="http://www.osservatoriobalcani.org/filemanager/download/429" target="_blank" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.osservatoriobalcani.org');">“short-stay visa”</a> prevede uno, due o più soggiorni all’estero di diversa durata, che non superino i 3 mesi nell’arco di un periodo pari a 6 mesi.</p>
<p>La tassa sul visto viene abbassata a 35 euro, a fronte della tassa generalmente applicata di 60 euro. Certe categorie di persone, inoltre, diventano esenti dalla tassa: si tratta di studenti, pensionati, membri di delegazioni ufficiali, partecipanti a eventi sportivi, membri di governo e parlamento, disabili e loro accompagnatori, parenti stretti in visita a cittadini serbi regolarmente residenti all’estero, rappresentanti di comunità religiose, membri di organizzazioni non governative, giornalisti, conducenti di veicoli di trasporto internazionale.</p>
<p>Il processo di domanda viene accelerato, garantendo una decisione sulla richiesta in 10 giorni di calendario, che in casi urgenti sono ridotti a 3, anche se per casi individuali si potrà richiedere un esame di maggiore documentazione, fino a un massimo di 30 giorni. Per alcune fasce sociali, come uomini d’affari, studenti e giornalisti, la raccolta dei documenti necessari per la domanda viene semplificato e a determinati viaggiatori frequenti sono assegnati visti di più entrate con periodi di validità più lunghi.</p>
<p>Anche in questo documento, però, persistono gli impedimenti che scoraggiano la gran parte della popolazione serba di fronte alla presentazione di una richiesta per il visto Schengen, vale a dire i rigidi requisiti minimi: risulta infatti indispensabile apportare il contratto di lavoro che certifica l’appartenenza alla propria categoria professionale, dimostrare sufficienti risorse per il viaggio di andata, per il soggiorno all’estero e per il ritorno in Serbia, o provare di avere un’assicurazione per il viaggio con copertura di almeno 30.000 euro.</p>
<p>«In realtà – testimonia Olja Homa – tutt’oggi possono uscire dalla Serbia solo gli studenti o chi ha un impiego fisso con contratto indeterminato, ovvero soltanto chi dopo il viaggio è costretto a tornare e lo può provare. Io ho lavorato per 10 anni come giornalista ma senza contratto e senza alcuna carta che attestasse il mio impiego: non potevo richiedere il visto. Adesso il mio lavoro attuale mi dà l’opportunità di viaggiare in Europa occidentale, ma&#8230; i miei amici e vicini? Rientrano tutti in quella fascia del 75% di serbi mai stati all’estero. Non hanno mai visto niente di più che la loro realtà di ogni giorno. E questo è grave. Perché sì, c’è internet, c’è la coscienza che esiste qualcosa fuori, non siamo immersi in un buco nero senza sapere niente, ma là fuori c&#8217;è il mondo, ed è grande, e non lo puoi vedere, conoscere, vivere!».</p>
<p>E conclude: «Prima, i politici dicevano che dopo le elezioni si sarebbe discusso sul fatto che a fine maggio la Serbia sarebbe stata inserita nella lista d’attesa dei paesi Schengen, come preannunciato a Maastricht. Ora, la parte “democratica” del nostro attuale governo tecnico sta dicendo che saremo inseriti nella lista entro fine anno. Ma se ancora non abbiamo i nuovi passaporti, non so come questo possa essere possibile. E continuano a rimandare: avevano promesso che i nuovi passaporti sarebbero stati pronti per gennaio, poi per maggio, adesso ripetono che li avremo per fine anno. Guardi la TV e dici: “Dopo questo&#8230; cos’altro?” Abbiamo nuove elezioni, ma ogni faccia e ogni nome sono gli stessi dell’ultima volta. Pensi che tutto sarà migliore e invece&#8230; non lo è».</p>
<p><a href="http://www.osservatoriobalcani.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.osservatoriobalcani.org');">Anita Clara</a></p>
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