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Ossezia del Sud: un altro capitolo della pipeline war

A cura di Lorenzo Anania • 9 Agosto 2008

È guerra in Ossezia del Sud, la regione autonoma filo-russa parte della Georgia. Ed è guerra, seppur in assenza di una dichiarazione formale, anche tra Mosca e Tbilisi. La causa il controllo dell’unico oleodotto in Asia non in mano a Putin .

Il Caucaso conferma, ancora una volta, l’uso strumentale dei nazionalismi da parte dell’economia globale, ormai completamente degenerata in preda all’accaparramento energetico. Non siamo davanti ad un esempio originale, anzi questa nuova guerra segue lo schema di tante altre a tutt’oggi in corso: Afghanistan, Iraq, Cecenia… La “nuova” guerra civile in Ossezia del Sud ha le stesse motivazioni di sempre: intromissioni dei potenti vicini, guerre recenti non pacificate (nel particolare nel 1991 con più di 1000 morti), terrorismo. Ma a tutti i cari e vecchi motivi per fare una guerra, da poco più di un anno se ne aggiunto uno niente male, anzi un milione di motivi al giorno, tanti quanti in barili di petrolio che passano dall’oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan direzione occidente. Questa è l’unica pipeline dall’Asia centrale, l’arteria che trasporta gas e perolio, che non proviene né dall’Iran né dalla Russia, perché parte dall’Azerbajan per fornire Stati Uniti ed Europa. Una storia questa del recente conflitto in Ossezia del Sud che, a parti invertite tra Russia e Stati Uniti, ricorda quella del Kosovo e della sua pipeline.

Paradossalmente, il casus belli ufficiale per quella che informalmente è da considerarsi guerra tra Russia e Georgia sarebbe la ridiscussione della forza di peacekeeping costituita da osseti, russi e georgiani presente dal 1992, la Joint Control Commission (JCC) organo negoziatore ufficiale per il processo di pace in Ossezia del Sud -composto da rappresentanti di Georgia, Ossezia del Sud, Russia e Ossezia del Nord. Ma è evidente che il controllo delle arterie di diffusione delle risorse energetiche sia una motivazione più che manifesta, considerando tutto l’impiego dell’esercito russo nel Caucaso e nella vicina Cecenia in particolare.

Il consorzio che ha costruito l’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan è formato dall’inglese Bp e dalla statunitense Chevron, con una partecipazione anche dell’Eni, e si è detto “preoccupato” per un investimento costato finora tre miliardi di dollari. Nel mentre, circa 1400 persone in Ossezia del Sud non si “preoccuperanno” più in quanto deceduti drammaticamente l’8 agosto 2008, giorno dell’apertura delle Olimpiadi di Pechino ed inizio della così detta tregua olimpica.

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3 Responses »

  1. Ho fatto un copia incolla del vostro articolo con relativo link al vostro sito. Nel caso non siate d’accordo fatemi sapere che provvederò alla cancellazione.

  2. Hai fatto benissimo, grazie!
    Ricordo che tutti i siti di AMISnet sono sotto licenza Creative Commons
    http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.it
    :)

  3. Caucaso: ennesima morte sospetta in Inguscezia, stavolta è l’editore Magomed Evloev

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