Bosnia: Nasa Stranka, il nostro partito
A cura di AMISnet • 14 Giugno 2008Dalla fine della guerra il voto in Bosnia è stato sempre caratterizzato dall’appartenenza etnica. Da qualche mese, per superare questo empasse politico, Danis Tanovic -premio Oscar 2001 con il suo “No man’s Land”- ha fondato il nostro partito. Da Sarajevo, Cecilia Ferrara.
A Sarajevo, se davanti ad un caffè uno prova a parlare di politica e di partiti, la reazione della maggioranza delle persone sarà una smorfia di disgusto. La politica, diranno, è corrotta, nazionalista, non cambia niente e serve solo a fare soldi. Il livello di apatia in Bosnia Erzegovina è molto alto. Il paese è uscito dalla guerra civile 1992-95 stremato e diviso in due lungo le linee che erano state del fronte, la Repubblica Srpska a maggioranza serba da una parte e la Federazione di Bosnia Erzegovina a maggioranza croato-mussulmana. Nei 13 anni dalla fine della guerra non c’è stato nessuno che abbia parlato di riconciliazione e l’unico tipo di politica che viene fatto è di tipo nazionalista: i bosniaci di nazionalità musulmana votano i partiti musulmani, quelli serbi i partiti serbi e i croati idem. Al di là di ogni programma di governo. Allo stesso tempo questo porta anche ad una percentuale molto bassa di votanti: le scorse elezioni parlamentari furono solo il 53% dei cittadini a recarsi alle urne.
Ma da un paio di mesi c’è qualche cosa di differente. Danis Tanovic, il vincitore del premio Oscar 2001 con il film “No man’s Land”, che raccontò l’assurdità della guerra etnica, l’inefficienza delle Nazioni Unite e la spregiudicatezza dei giornalisti di guerra, ha lanciato un nuovo partito politico “Nasa Stranka”, il nostro partito. Ed allora tornando al solito caffè, se si vuol provare a chiedere cosa ne pensano di Nasa Stranka, gli avventori risponderanno senza il solito veleno, ma concederanno un “Bhè vediamo. Potrebbe essere qualcosa di buono. In fondo Tanovic è uno di noi che ce l’ha fatta e non entra certo in politica per i soldi o per la fama”.
Qualche mese fa sono iniziate a circolare interviste al giovane regista che raccontava di aver deciso di tornare a vivere nella sua città: Sarajevo. “Mi sono presto reso conto che non era possibile vivere normalmente qui – diceva Tanovic – non posso accettare il fatto che i bambini negli asili siano divisi a seconda della loro religione, o che i bambini debbano aspettare mesi per una semplice operazione”. Da qui la decisione di impegnarsi in prima persona per uscire dalla logica tipicamente bosniaca del “tanto non cambierà mai niente”.
Ma chi c’è dietro al partito del regista di “No Man’s Land”? Lo abbiamo chiesto al presidente Bojan Baijc, 30 anni appena ma con una solida esperienza di attivismo. “E’ tanto tempo che con altre persone delle ONG bosniache stiamo pensando ad un nuovo partito – spiega Baijc – Allo stesso tempo c’era un altro gruppo, il circolo di Danis e di altri intellettuali di Sarajevo, che si riuniva con l’intento di fare una iniziativa politica molto simile alla nostra”. I due gruppi si sono uniti ed hanno deciso di utilizzare il network e le infrastrutture delle ONG, l’influenza degli intellettuali Sarajevesi e, perché no, la fama e la reputazione del vincitore dell’Oscar Danis Tanovic.
“Il nostro obiettivo sono i giovani e persone che non hanno mai votato – continua Bojan Baijc – in questi giorni abbiamo ricevuto migliaia di e-mail, telefonate o sms, il 60,70% di questi sono persone che generalmente si astengono”. Ma per quale motivo c’era bisogno di questo partito? “I partiti attuali – dice Baijc – sono bloccati prima di tutto dalle loro bugie costituzionali. Cos’è una bugia costituzionale: ci sono queste 3 comunità etniche in Bosnia Erzegovina i Serbi, i Croati e i Musulmani che avevano tre obiettivi differenti durante la guerra. L’élite serba voleva una repubblica indipendente, l’élite bosniaca voleva uno stato senza entità e la élite croata voleva la sua entità. Nel 1995, a Dayton, tutte e tre le parti hanno firmato un accordo per fermare la guerra e lì i serbi hanno accettato il fatto che la Bosnia è un paese unico, i bosniaci hanno accettato che avesse due entità, e i croati hanno accettato di non averne una propria. Il giorno dopo aver firmato l’accordo i leader politici hanno iniziato a spingere di nuovo per gli obiettivi che erano quelli della guerra. Dal 1996 ad oggi non hanno fatto altro che reclamare le stesse cose: i bosniaci musulmani un paese senza entità, i serbi di Bosnia l’indipendenza, i croati una propria entità.”
“Noi invece partiamo da Dayton – conclude Baijc – accettiamo tutte le condizioni del trattato di pace perché è l’unico che è stato condiviso. Chi afferma il contrario agisce solo per manipolare e per creare allarme nelle altre due comunità. Prima di tutto è invece necessario abbassare la paura, aumentare la fiducia l’uno nell’altro e a quel punto anche le riforme saranno più semplici”. Il primo test per “Nasa Stranka” sono le elezioni amministrative del prossimo ottobre, a quel punto si vedrà quanto il volano di Danis Tanovic porterà bene al partito.
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