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Kosovo: la signora indipendenza!

A cura di AMISnet • 29 Febbraio 2008

Le impressioni e la cronaca di un cooperante italiano in Kosovo nei giorni della storica dichiarazione unilaterale d’indipendenza dalla Serbia della regione a maggioranza albanese. Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Di Daniele Socciarelli*

Prizren, Kosovo. Sabato 16 febbraio 2008, i clacson delle auto e rollio di tamburi comincia ad echeggiare per le strada, sta iniziando la festa! Bandiere albanesi, USA, UE, Germania, Italia, Turchia, Nato UNMIK… e scritte come: “Auguri per l’indipendenza”, “Zio, è finita” (con il faccione di Adem Jashari, il capo dell’Uck, la resistenza albanese, ucciso dalle milizie serbe) prendono posto sui balconi, sulle auto, nelle vetrine dei negozi… ognuno ha bisogno di scriverlo, di dire a tutti che cosa succede.

Domenica 17 febbraio 2008: la sveglia è quella del giorno prima, in lontananza si sentono canti e rumoreggiare di auto… passeggiamo verso il centro e l’atmosfera di festa di penetra da ogni parte del corpo seguendo un corteo di percussionisti che animano i piccoli viali turchi della vecchia Prizren; si fa colazione in centro, da dentro il bar si nota che piano piano la piazza si riempie, le bandiere rosse con l’aquila nera albanese sono tantissime…ore 15.00 le strade si svuotano, sono tutti nelle case e nei bar ad ascoltare il discorso del premier… L’emozione sale, brillano tutti gli occhi davanti al televisore… ore 15.40, Hashim Thaci (primo ministro kosovaro) dichiara l’indipendenza del Kosovo, la nascita di uno stato sovrano, indipendente e democratico, che viva nel rispetto della multiculturalità. E’ emozionato, teso… ma durante la conferenza stampa, gioca con la nuova bandiera (Sfondo blu, Kosovo giallo al centro e sei stelle che fanno da corona) e si lascia andare ai primi sorrisi.Tutti in piazza! Partono i festeggiamenti, le persone sono avvolte dalle bandiere dell’Albania e ballano senza sosta, si regalano birre e bibite e la gente va avanti illuminando il cielo con i fuochi d’artificio dai mille colori!A Pristina le persone le persone riversate nelle strade del centro mangiano una grande torta (25 metri quadri) preparata per l’occasione, mentre Prizren si lascia avvolgere dall’euforia e viene scelta prima città del Kosovo ad issare la nuova bandiera, la bandiera della repubblica.Uno sguardo volge al cielo illuminato dai giochi pirotecnici e l’attenzione cade sullo striscione appeso sulla facciata della moschea più vecchia, si augura felicità al popolo per l’indipendenza, ma lo si fa in tre lingue, albanese, turco e serbo! Simbolo che le diversità devono essere parte integrante della costruzione di un paese. Questa è la parte del Kosovo felice, del Kosovo che si riscatta e che è pronto a faticare per la costruzione di uno stato… ma un po’ più a nord non la pensano proprio così. La risposta della Serbia, che rivendica da anni la sovranità sul Kosovo, non si fa attendere, una grande manifestazione a Belgrado dal titolo “Il Kosovo è Serbia” (coinvolte circa 500.000 persone provenienti da ogni parte del paese, con treni e pullman speciali e gratis) ha visto sfilare sul palco personaggi di spicco di ogni settore. Il discorso è cominciato con le parole del premier Vojislav Kostunica: “C’è qualcuno tra di noi che pensa che il Kosovo non sia suo? C’è qualcuno tra di noi che pensa che il Kosovo non sia Serbia?”; dopo di lui hanno parlato alla folla il leader dei radicali serbi Tomislav Nikolic, il presidente della Repubblica Serba di Bosnia Milorad Dodik,  l’ex giocatore di basket Dejan Bodiroga, il regista Emir Kusturica, e tanti altri che hanno mantenuto su questi livelli i toni della manifestazione.

La Serbia ha ribadito che non intende riconoscere il Kosovo, perché viola la legge del diritto internazionale, sancita dalla risoluzione 1244 dell’ONU con qui si è conclusa la guerra in Kosovo nel 1999, con cui si afferma che il Kosovo è parte della Serbia.L’impressione che ho avuto è stata quella di rivedere i grandi discorsi di Slobodan Milosevic degli anni ’90 dove il nazionalismo la fa da padrone, dove si strumentalizzano le persone e soprattutto dove si cerca di provocare una reazione; ad esempio sono state incendiate e devastate le ambasciate a Belgrado di USA (dove tra l’altro un ragazzo ha perso la vita), Turchia, Croazia e Bosnia; ex militanti nell’esercito serbo hanno bruciato i posti di controllo, e le auto dell’UNMIK (United Nation Mission in Kosovo), dove sorgono i confini a nord del Kosovo, ferendo anche dei poliziotti, e ribadendo che quella linea, che dovrebbe separarli, loro non la vogliono proprio… è come se i politici provassero a provocare il popolo da una parte e dall’altra… il problema è che questa situazione potrebbe sfuggire di mano, nel senso che è rischioso infiammare l’animo delle persone e poi cercare di tenerle buone. Tutto fa pensare ad un nuovo ridimensionamento dell’area balcanica…

Ma i serbi che abitano qua? E le altre minoranze?I serbi che abitano in Kosovo, loro non hanno festeggiato l’indipendenza, non sarebbe stato logico, ma probabilmente non si sposteranno, continueranno a ricevere aiuti dalla Serbia, continueranno a vivere come facevano prima, come hanno fatto fino al 16 febbraio. Qualcuno più integrato, qualcuno meno tranquillo. Le altre minoranze invece hanno festeggiato ognuno con il suo contributo di balli o musica popolare, dando dimostrazione che questo paese è un insieme di culture e popoli diversi.Io ho cercato di farmi una mia idea di come sta la gente e di ciò che vuole: che cosa vorreste se guadagnaste tra i 150 e i 200 euro al mese, che cosa vorreste se mentre state lavorando o facendo una doccia o che ne so che cosa, va via la corrente per 4 ore e senza una logica particolare non si sa quando tornerà? Come ci si sente se qualcuno vi chiedesse, ehi scusa ma tu cosa sei? Albanese, serbo o cosa? E’ un diritto di tutti possedere un’identità!Ecco l’impressione che ho avuto io è che tutti ora vorrebbero camminare con le loro gambe, non dico che ne siano capaci, questo non lo so, ma ne hanno voglia perché qualcuno glielo ha promesso nel 1999 e ora ha dovuto mantenere questa promessa; che futuro si prospetta per un Kosovo riconosciuto da qualcuno si e da qualcuno no? Era così necessario arrivarci senza prendere un accordo con la Serbia? Che senso ha continuare a dividersi se il futuro è insieme in una Europa Unita? Sarà difficile costruire un futuro insieme se ad ogni passo che si fa ci si dimentica di quelli si sono già impressi nel terreno ed a tutte queste domande sarà ben difficile dare una risposta nel breve periodo.

Daniele Socciarelli* Cooperante IPSIA in Kosovo

2 Responses »

  1. è troppo bello che l’hai scritto tu zio zao tvb nn vedo l’ora che ritorni in italia

  2. i kosovari volevano l’indipendenza dalla serbia (sostenuti sopratutto dagli americani) perchè con la serbia non potevano mai diventare una base americana. indipendenza e solo un termine, il kosovo è riconosciuto soltanto perchè gli americani hanno bisogno delle basi, che l’europa sostiene, per esempio italia preferisce riconoscere il kosovo come una base che alargare la base americana a vicenza. realtà è questa e non è dificile da capire da chi lo vuole

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