Diario dal Kosovo. No news, good news!
A cura di andrea foschi • 11 Dicembre 2007Pec-Peja / Bjelo Polje / Bistrice, 11 dicembre 2007
Come prevedibile, non è scoppiata nessuna guerra. Non è caduta nessuna bomba sulle nostre teste. Non c’è stato nessuno scontro. Qualcuno per cercare la notizia si è appellato ad una colluttazione a Kosovica Mitrovica-Mitrivice che ha coinvolto un tassista albanese e due serbi. La notizia è che non c’è la notizia.
La Russia non ha lasciato le sue posizioni. Il Kosovo stesso temporeggia. La Serbia non molla, ma sembra aprirsi al dialogo. La notizia del giorno: decine di redazioni hanno investito in un viaggio a vuoto. La notizia del mese: per chi sperasse in una guerra a risolvere più rapidamente la soluzione, questo non è successo. I non-morti ringraziano!
Ringraziano Ramadan, che vive in uno degli unici 3 villaggi albanesi del Nord del Kosovo, in pieno territorio serbo, sulle montagne a nord di Kosovica Mitrovica-Mitrovice, e che ieri assieme a me, Giulia e i ragazzi di Operazione Colomba, ha potuto dimenticare che era il 10 dicembre e starsene tranquillamente in compagnia. Proprio lì dove si sente a casa sua
Ringraziano Raiko e Mara, che oggi hanno potuto dimenticare che era l’11 di dicembre. Raiko e Mara vivono a Bjelo Polje, piccolo villaggio serbo a sud di Pec-Peja, in pieno territorio albanese e oggi hanno condiviso con noi il loro tempo, raccontandoci la loro vita, le difficoltà e la bellezza del loro matrimonio interetnico (lui serbo, lei croata). E suppongo, li abbiamo lasciati 30 minuti fa, stiano ancora bene e felici insieme, dopo 20 anni e oltre di matrimonio.
Ringraziano tutte les enclaves del Kosovo. Ringraziano tutti i villaggi del Kosovo. Ringraziano tutti, anche noi.Ringraziamo i politici di non aver spinto perché qualcosa succedesse e per aver per una volta rispettato la vita altrui.
Ringraziamo chi dalla guerra ci guadagna per non aver insistito per guadagnarci ancora. Ringraziamo la moderazione, per una volta, della comunità internazionale nel non aver spinto troppo su posizioni immediate da assumere. Ringraziamo gli Stati Uniti. Perché? Boh, ma coinvolgiamo un pò tutti oggi… Speriamo di non dover ritirare i nostri ringraziamenti troppo presto.. Noi non siamo dalla parte di nessuno. Solo vorremmo credere che per una volta, anche se con tempi infiniti, ci sia un’altra via per risolvere le cose. Ringraziano ancora: Ramadan (albanese di Kosovo), Arta (albanese di Kosovo), Fatima (albanese di Kosovo), Raiko (serbo di Kosovo), Mara (croata di Croazia), Dragana e Ivanka (serbe di Serbia), Andrea (italiano di Venezia), Giulia (italiana di Roma). Ringraziano inoltre Laura, Guido e Nemo di Operazione Colomba che per stare vicini a Raiko da tre giorni vivono senza luce e senza acqua.


In realtá non vedo dove sia la bella notizia. Il Kossovo rimane, per quello che mi raccontano amici che lavorano lá, una polveriera che attende una scintilla nuova. Tempo al tempo. D’ altra parte ci sono errori storici che sono impossibili da risolvere: serbo fu l’ errore di credere che l’ aumento della popolazione albanese in Kossovo non avrebbe portato grossi problemi, albanese fu ed é l’ errore di credere e pretendere che vivere per 5 o 10 generazioni su un territorio ed essere la maggioranza di diritto ti rende padrone della terra che calpesti. 5 o 10 generazioni sono un piccolo lampo nella storia e la terra o patria non si possono costruire su “campi” storicamente altri (serbi). Tutto il resto é marmellata da giornalismo progressista, e l’ Italia é poi il regno del “volemose bbene” che giá é tutto un programma. Il qualunquismo buonista é bello, suona bene e professa ammirabili sentimenti e intenzioni peró la realtá parla un’ altra lingua. Non si tratta di inneggiare alla guerra e neppure di considerarla un male inevitabile. Si tratta forse di capire, nel caso di noi italioti (e spesso ipocriti) che esistono popoli per i quali la storia, le tradizioni, la comunitá hanno un senso profondo, sono “identitá”. Certo per chi fa della pizza, della nazziunale e magari di Enzo Biagi (stando tra i “giornalisti”) emblemi di certa identitá, é evidente che capire i Balcani é impossibile.
Se il Kossovo diventerá indipendente sapranno dare del loro peggio (lo hanno dimostrato in patria -la unica legittima che hanno, l’ Albania- e pure all’ estero) e in poco tempo la Serbia tornerá alla carica. A meno che con l’ indipendenza la diaspora migliardaria degli albanesi d’ America decida di investire e riciclare i suoi introiti (di dubbia legalita) nel nuovo Kossovo. Tutto ció sicuramente porterebbe certo sviluppo e magari un po’ di benessere peró al lato pratico per L’ Europa sarebbe solo un nuovo “principato” del malaffare generalizzato, terra di conquista per tutte le mafie. E cosí, alla fine si concretizzerebbe il progetto USA quando decisero di armare una delle peggiori milizie di gaglioffi: l’ UCK.
Unica lezione da apprendere: ONU e EUROPA, invece di essere il contrappeso alla strafottenza USA, sono il Pinotto della situazione. Eterni mediatori del nulla, o delle buone intenzioni.
Paolo (p.s. scrivo da El Salvador, e di guerre civili ne so qualcosa)
Gentile Paolo,
mi assumo la responsabilità del titolo che a quanto pare non ti è troppo piaciuto… è vero quello che dici sulla “categoria”, spesso noi giornalisti cerchiamo solo la notizia, anche se non è evidentemente il caso qui a Caffè Sarajevo. Il fatto stesso di fare un diario di viaggio lo testimonia! Abbiamo la fortuna di avere Andrea che proprio dal Kosovo ci lascia le sue impressioni e mi sembra ingiusto declassarle a ” marmellata da giornalismo progressista” -sempre che questa fosse la tua intenzione !?!
Per il resto condivido le tue preoccupazioni… noi cercheremo cmq di raccontare sempre e solo i fatti. A presto
ciao paolo, che scrive da el salvador e di guerre civili ne’ sa qualcosa. io purtroppo ora ho poca luce a disposizione e pochi minuti ma cercherò di dedicarti, forse spero in serata, il prossimo pezzo, in modo da potermi far capire meglio. ai tempi credevo d’essere piuttosto chiaro. il tempo dimostra che non e’ cosi’. io scrivo dal kosovo, e non ti diro’ se di guerre civili ne’ so qualcosa oppure no. ma solo che su questo sito scrivo per il piacere di farlo e vorrei continuare. io ne’ so un po’ di persone, di esseri umani, ma non tanto neanche di questo, in fondo. accetto le critiche e poi mi spiego. andrea
Gentili Lorenzo e Andrea,
mi preme fare un paio di preciszioni, per non essere frainteso. Punto primo: (per Lorenzo) io critico i giornalisti pretendendo essere uno di questi…o forse é perché leggo la fuffa ideologizzata della categoria alla quale magari un giorno qualcuno deciderá di ascrivermi. Mi insegnano (visto che alla mia venenranda etá studio ancora) che l’ obbiettivitá giornalistica non é un pregio, é solo uno sponsor del politicamente corretto. Ognuno di noi (giornalisti per primi visto che sanno e hanno visto di piú di altri) hanno un punto di vista dal quale non possono esulare. Inoltre, in notizie che narrano di vittime e colpevoli la neutralitá o oggettivitá o obiettivitá finisce con l’ essere una spallata a favore dell’ “opressore” “carnefice”, “corrotto” etc. Perché le dico questo? Perché quando leggo spero di leggere una certa “visione di mondo” che poi naturalmente lasci spazio alla versione della controparte. Sará il lettore poi, io e gli altri, a decidere se il giornalista s’é lasciato “prendere la mano” o meno. Per la “marmellata da giornalismo progressista” chiedo scusa: l’ attacco non era diretto volutamente al sig. Foschi…come si dice qui “el tiro me salió por la culata”, cioé ho mirato da una parte ma poi il tiro m’é uscito male. Riconfermo peró il concetto: l’ italico popolo (come comandano gli atlanti deAgostini) ha questo debole quando si tratta di conflitti lontani: credere, o farci credere, che in fondo tutto si puó risolvere a “tarallucci e vino”. Alla fine é cosa di DNA: la penisola é stata terra di conquista di celti, arabi, normanni, francesi, e con tutti, abbiam abbassato la testa e abbiamo pure adottato (ieri come oggi) la politica di “Arlecchino servitore di due padroni”. Noi cosí viviam felici, altri, piaccia o no, per Kosovo Polje (o per altri simboli) son pronti, oggi anno 2007, a tornare a sgozzare i nemici. Meglio loro o meglio noi (io in sto “noi” mi ci metto solo per questioni di passapaorto)? Ognuno é libero di dare la sua risposta.
Punto due: per favore no, non raccontate solo i fatti! Raccontate la vita e i punti vista di chi la vive e di chi la racconta. Se l’ articolo di Andrea Foschi fosse stato solo una fredda cronaca, non l’ avrei letto, né avrei risposto. Sinceramente credo che il Vostro sia il modo migliore di fare giornalismo…certo, con il rischio delle critiche. Quando qualcuno non si infastidisce per i pezzi che scrivo, io mi preoccupo e mi domando: che senza volerlo mi sia trasformato in una specie di robot da “ANSA”?
Punto due (per Andrea): parte di quello che volevo spiegarle l’ ho scritto quí sopra. Solo una puntualizzazione che mi sembra la abbia infastidita: il fatto che le abbia scritto che “di guerre civili ne so qualcosa” non era per fare il saccentone o chissá cosa ma solo per mettere in chiaro che non ero uno di quelli che senza uscire dal suo pianerottolo si permette di pontificare a destra e a manca. Non avevo nessun’ altra intenzione.
Cercheró d’ essere breve perché mi possa intendere: io qui in El Salvador scrivo sotto falso nome perché la legge, come straniero, non mi da diritto d’ opinione. Scrivo su una pagina web che sta avendo un certo successo, e uno dei segreti di questo é il fatto che trattiamo di “persone” e “sentimenti” senza dimenticare peró la odiata (da alcuni) “realpolitik”. E vado al sodo: se avró fortuna tra un paio di settimane mi dará un intervista un personaggio che la legge di amnistia ha salvato dal carcere a vita: un assassino, confesso, e orgoglioso di aver fatto quel che ha fatto perché in quel momento storico la sua coscienza diceva che “mille morti valgono la libertá del paese dall’ invasione comunista”. Mesi fa intervistai un capo guerrigliero che sosteneva l’ opposto.
Nel 1992 l’ ONU decise che la guerra doveva finire: dettó le condizioni, arrivó una pioggia di ONG (inutili fino al parossismo) che vivevano di stipendi rubati all’ Europa “dei buoni” e che oggi, la maggior parte, 15 anni dopo son sparite. Opere? Poche, molto poche. Denaro “scialacquato”? A fiumi. I dettami dell ‘ ONU? Mi perdoni, peró eran pure scorregge uscite da funzionari indegni (peró progressisti). Quello che sí non s’é sprecato (si fa per dire) son le belle parole dei giornalisti occidentali, olandesi, tedeschi, italioti (huuu), francesi….La povertá rispetto ai tempi della guerra é aumentata peró c’ han dato i cellulari a 10 dollari per sfogare in altra direzione le frustrazioni. La radice dell’ odio e delle differenze resta lí, come un cancro silenzioso che si espande, che cerca altre vie per tornare ad esplodere. 12 morti al giorno abbiamo: criminalitá comune, guerra tra bande di giovani gangster, ci raccontano i giornalisti. Balle. É solo il risultato di una pace imposta. Ex-guerriglia ed estrema destra oggi si tringono la mano perché tutti deputati rubano al popolo uno stipendio faraonico, mentre la dollarizzazione dell’ economia uccide “el pueblo”. E le “persone” iniziano a pensare: “si stava meglio prima”. La parola d’ ordine dei politici (di destra, al governo) é ” riconciliazione nazionale”. Impossibile perché nessuno vuole ammettere le proprie colpe e la societá resta divisa, oggi come 15 anni fa. Peró, udite -udite, c’é un ancora di salvezza: centri commerciali fatti con il riciclaggio del denaro sporco, immigrazione verso i paesi ricchi, spaccio di droga, puttane e paradisi fiscali. Propio in questo punto le “persone” del Kosovo, di El Salvador e altri remoti posti del globo riusciranno a superare le divisioni: i giovani non hanno memoria, la globalizzazione avanza, euro e dollari facili comprano la dignitá di nuove generazioni sentimentali come McDonalds mentre l’ immigrazione dará alla sinistra italiota (ed europea) il sub-proletariato che il benessere le aveva tolto. Avanti popolo, alla riscossa.
Ho azzardato, e sottolineo azzardato, un paragone tra Kosovo e El Salvador per rimarcare un concetto basico: la convivenza, come l’ amore, é un qualcosa che ti deve nascere da dentro: se la imponi butti solo altra benzina sul fuoco. A meno che la santa globalizzazione (quella che Caruso chiama in un altro modo) in veste progressista vinca: siam tutti uguali e tutti fratelli, volemose bbene.
Cordialmente
Paolo
al sodo, nuovamente. concordo con molte delle obiezioni che fai e le condivido. l’articolo, che poi un articolo non era ma un pensiero in liberta’, con ironia e piacere tanto di scrivere di una bella giornata, cosi’ e solo cosi’ andava interpretato. se questo non e’ arrivato me ne spiaccio. io e lorenzo abbiamo scelto questa forma e questo mezzo, che per me e’ nuovo, anche per avere il diritto di entusoasmi che il giornalismo serio non ci permette di avere. il pezzo che hai letto e’ figlio di un momento di questi, per nulla italiota, ma solo euforicamente felice. perche’ per una volta ho visto i miei amici di qui, che ormai vivono con al convinzione giorno per giorno di essere sterminari, con l’ossessione di esserlo, con l’idea e la certezza di non avere un domani e di non meritarselo neanche, per una volta sono stati sinceramente felici. forse felici del fatto che il 10 la loro convnzione di una nuova guerra che tutti i giorni attendono e che piu’ di altri credevano sarebbe iniziata in quel momento, e’ stata contraddetta. e in loro ho visto una sincer a felicita’ che mi ha travolto e che volevo condividere. non ho mai dimenticato tutti i problemi e le questioni che ci sono dietro, non ho mai pensato di risolvere tutto a tarallucci e vino. e non sono neanche ottimista. in 10 anni in ex-jugoslavia, soprattutto in bosnia dove ora gran parte dell’anno vivo e da cui corrispondo per varie testate, neanche per un giorno non mi sono rotto la testa diietro a questioni che ancora non riesco a districare. hai letto un momento di gioia e di sincera condivisione di un bel momento. per il resto, ora pubblichero’, lo ho fatto anche ieri, le mie corrispondenze per i giornali, che sono tutt’altra cosa ed hanno – e spesso purtroppo – bel altri limiti. vorrei sentirmi piu’ libero di scrivere, ma per ragioni che non ti posso spiegare qui, non lo sono neppure io come vorrei. come per te in el salvador, anche io qui mi porto dietro bagagli di cose che non posso dire e debbo portare sotto silenzio. continua a leggerci, e creca nell’entusiasmo che vorremmo trasmettere piu’ l’entusiasmo appunto che altro. per il resto, questa e’ la mia mail privata su cui possiamo continuare altre discussioni, con piacere: vestonero@libero.it a presto spero. dal kosovo, dove fa molto freddo. andrea
Grazie Paolo dei commenti e dei complimenti, soprattutto grazie delle critiche e delle tue opinioni
per fortuna qui non hai bisogno di farlo sotto falso nome!! a presto