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Diario dal Kosovo. Da l’enclave serba di Gorasdevac

A cura di andrea foschi • 10 Dicembre 2007

Gorasdevac - Pec-Peja, 09 dicenbre 2007

Da tre giorni siamo in Kosovo, ma le pessime condizioni tecniche ci impediscono di corrispondere con la costanza che vorremmo. Salta di continuo l’elettricità e per gran parte del tempo le linee telefoniche sono interrotte.

Non sono propenso a spaventarmi, ma certi momenti e luoghi cambiano la naturale attitudine di ognuno. Potrebbe succedere qualsiasi cosa e saremmo isolati e, suppongo, non protetti. In una landa che è piana e buia che in molti momenti ricorda più Marte, più un luogo del nulla e di nulla, che un paese abitato o disabitato nel corso del tempo. Non capirò mai di cosa e in che modo il Kosovo possa sostentarsi; in che modo e a che tipo di vita siano destinate le sue genti, la nuova generazione disorientata nella vita e nei modelli.

Ci siamo per un attimo rilassati, sulla scia di Miss Kosovo. Per poi immergerci ancora nella vita delle strade e del tempo vissuto dalle diverse faccie che per ragioni diverse abitano qui. Gorasdevac, l’enclave serba in cui alloggiamo, terrorizza nel suo silenzio. Come per altre vie è silenziosa l’opera prestata dai coraggiosi ragazzi di Operazione Colomba, che la assistono. Da anni ormai sistematisi all’interno dell’enclave, promuovono dialoghi tra le etnie, assistono nella vita quotidiana le persone, garantiscono scorta bianca ai serbi che hanno necessità di muoversi al di fuori dell’enclave. In questi giorni si impegnano anche ad una vigilanza di “presenza e (eventuale, ma speriamo di no) scudo armato” all’interno di villaggi ed enclaves, nei luoghi di maggior rischio e tensione in giro per il Kosovo, sia serbi che albanesi. Dei loro presidi abbiamo visitato Gorasdevac e Bjelo Polje. Ne visiteremo altri nei prossimi giorni.

Oggi abbiamo passato una giornata felice nel monastero di Decani, tra i più antichi del Kosovo. Ad assisterci troviamo Padre Andrej. Ci accoglie, ci coccola vedendoci stanchi. Mangiamo insieme nel silenzioso refettorio. Ci racconta al sua storia: della sua conversione e della sua fede, ma anche dei suoi anni devoti al culto ortodosso. Condividiamo un amico di Roma: Giuseppe Balsamà, che da anni investe il suo sforzo per far avvicinare alla spiritualità del monte Athos chiunque voglia avvicinarsi al mistico.Salutiamo Padre Andrej dopo ore. Ancora più tardi ricordo ancora il sapore profondo di una peperonata che poco prima mi ha offerto, e l’odore di vino nuovo e d’incenso del luogo. Scendiamo a valle dal monastero. I boschi son d’aceri, prima, di pini, poi, a valle sembrano minacciosi. Arriviamo a Pec-Peja in serata. È adesso che scrivo.

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