Kosovo, il diario di viaggio di Andrea Foschi. Abbiamo appena passato la frontiera
A cura di andrea foschi • 7 Dicembre 2007Pec-Peia, 06 dicembre 2007.
Poco fa è saltata la luce. Pare che il vento freddo abbia ghiacciato le linee, pregiudicando quelle dei palazzi più alti, come quello in cui mi trovo io. Siamo a Pec-Peia, nell’Est del Kosovo. Abbiamo sconfinato oggi. Prima, la strada, una strada lunga e a tratti impercorribile. La notte di ieri, in Novi Pazar, difficile da riassumere.
Per adesso siamo io e Giulia. Giulia, fotografa di Roma che mi accompagna e speriamo di vederne presto le foto su questo sito, tecnologia permettendo.
In Novi Pazar ci siamo perduti. Pazar non a caso assuona con bazaar, un grande mercato che raccoglie una città, un ordine difficile da trovare, un incrocio di strade che non lascia liberi: anfratti e luoghi bui continui da cui esseri umani nella notte compaiono per poi subito sparie.
Nella notte da poco iniziata la nostra auto è caduta con ua ruota in una canaletta a bordo strada, dopo essere scivolata nella neve. Abbiamo atteso pregando che qualcuno passasse, e d’improvviso un auto, e poi alter tre, si sono fermate a soccorrerci e l’auto è stata estratta e rimesa in strada con nostra grande sorpresa. Uomini grandi, delle montagne, in una zona di silenzio e soli boschi. Uomini che normalmente, incontrandoli per la strada come ora, avremmo temuto.
Entrando in Kosovo, oggi, dopo ore di neve e valli di alabastro, subito dopo il confine incontriamo un cartello: un divieto con al suo centro una donna vestita in gonna.
Scendiamo in Pec-Peia e ritrovo la città come la ricordo: confusa, attiva, imprevedibile. Aumenta il numero di camionette per le strade, di jeep degli organi internazionali, di mezzi militari. Alpini italiani in libera uscita scattano foto ricordo della città che invieranno presto alle famiglie la vigilia di Natale.
La cortesia dei lagunari e degli alpini fa che ci accompagnino a Gorasdevac, enclave serba della zona, enorme villaggio tagliato fuori dalla storia. Visitiamo il cortese staff dell’Operazione Colomba, che lì dentro opera e che in questi giorni di tensione ha rafforzato, per i casi di emergenza, il suo organico. All’entrata dell’enclave, che ci aspettiamo presidata più del solito, di contro, troviamo un solo militare, che, seduto, gioca con un gatto e senza controllare i nostri documenti, da distante, ci da il via libera. Ci sembra strano, ed e inaspettato.
La memoria torna al marzo 2004, al tempo in cui d’improvviso vidi tante zone presidiate alleggerire il loro organico. Poco dopo gli attentati di cui non si è persa memoria. (A scanso d’equivoci: non vogliamo appoggiare con questa affermazione nessuna parte, solo conosciamo gli effetti distruttivi dell’incuria che gli organi internazionali causano, offrendo da ogni parte garanzie che con difficolta’ potranno rispettare).
Domani parteciperemo a Miss Peia, concorso di bellezza di cui ci parla Amanda, 20 anni, bellissima, di Peia, ma che non parteciperà. Dall’alto della stanza ancora qualcosa si muove… è un uomo vestito di scuro che proietta una doppia ombra.

